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Lexitor: le sentenze

Tribunale Bologna Sez. II, Sent., 07-01-2021

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO di BOLOGNA

SECONDA SEZIONE CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Roberta Cinosuro

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di II Grado iscritta al n. r.g. 3975/2020 promossa da:

- B.G. (C.F. (...)), residente in S. P. in C. (B.) e con il patrocinio dell'avv. NUNZIATA CINZIA presso il cui studio è elettivamente domiciliato;

Appellante

contro

- I. S.p.A. (C.F. (...)), in persona del legale rappresentante pro tempore, corrente in M. e con il patrocinio dell'avv. MANTELLINI FEDERICO e dell'avv. GENNA LEONARDA presso il cui studio è elettivamente domiciliata;

Appellato

OGGETTO: appello sentenza del Giudice di Pace di Bologna n. 2285/2019 del 05.02.2019 e pubblicata il 30.08.2019.

E trattenuta in decisione sulle seguenti:

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con atto di citazione ritualmente notificato, B.G. conveniva in giudizio innanzi al Giudice di Pace di Bologna la finanziaria I. S.p.A., al fine di sentirla condannare al pagamento in restituzione della somma di Euro 866,06, asseritamente trattenuta dalla società convenuta a seguito dell'estinzione anticipata del contratto di finanziamento n. (...) sottoscritto il 01.02.2012 e con cui si era obbligato a rimborsare il capitale lordo di Euro 38.520,00 in n. 120 rate mensili di Euro 321,00 ciascuna, mediante cessione del quinto dello stipendio.

L'attore esponeva che il contratto prevedeva ulteriori oneri a proprio carico, ovvero Euro 3.463,82 per commissioni ed Euro 554,69 per premio assicurativo. A seguito dell'estinzione anticipata avvenuta il 14.09.2016 - con il versamento della somma di Euro 19.638,68, in corrispondenza della rata n. 48 - I. provvedeva al rimborso della minor somma di Euro 1.545,04, omettendo l'ulteriore rimborso oggetto della domanda giudiziale (composta da Euro 533,25 per commissioni ed Euro 332,81 del premio assicurativo) quali costi sopportati per il periodo di finanziamento non goduto e calcolati secondo il criterio "pro rata temporis".

In diritto invocava il diritto alla restituzione delle commissioni e del premio assicurativo (essendo altresì venuti meno i rischi vita, impiego e infortuni), nonché della quota di interessi e di tutti i costi del credito, quali oneri sostenuti al momento dell'accensione del finanziamento e da imputarsi al periodo residuo del contratto ai sensi dell'art. 125 sexies del D.Lgs. n. 385 del 1993 (c.d. T.U.B.) e dell'art. 2033 cod. civ.; deduceva inoltre la violazione del principio di trasparenza, non essendo sufficiente la mera distinzione fra costi soggetti e non soggetti a maturazione nel tempo.

B.G. concludeva, pertanto, per la condanna della convenuta al pagamento della somma di Euro 866,06, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali dalla data di sottoscrizione del contratto al saldo; domandava inoltre l'applicazione dell'interpretazione più favorevole per il consumatore ex art. 35, comma 2 codice del consumo, con il sequenziale diritto a ricevere il rimborso dei ratei residui di tutti gli oneri finanziari di tipo c.d. "recurring", versati e non goduti. Vinte le spese.

Parte convenuta I. si costituiva nel primo giudizio, deducendo che controparte aveva già ottenuto l'equa riduzione, ai sensi dell'art. 125 sexies del T.U.B., dei costi complessivi del contratto nell'importo rimborsato di Euro 1.545,04 e pertanto l'infondatezza delle pretese dell'attore; argomentava inoltre circa la non debenza della somma relativa alla provvigione dell'intermediario, non rimborsabile ex art. 1748 cod. civ. e, in ogni caso, la rimborsabilità dei soli costi c.d. "recurring" e non dei costi c.d. "up front". Eccepiva ancora la carenza di legittimazione passiva in ordine alla restituzione della quota di premio assicurativo rischio vita, in quanto l'onere restitutorio ricadeva in capo alla Compagnia assicurativa ex art. 22 della L. n. 221 del 2012 e che aveva di fatto percepito il premio, tanto che la stessa Compagnia aveva già provveduto in data 21.03.2017 al rimborso in favore dell'attore di Euro 161,94.

Parte convenuta I. concludeva, quindi, domandando dichiararsi la carenza di legittimazione passiva circa il rimborso della quota del premio assicurativo; nel merito, il rigetto delle domande attoree e solo in subordine, qualora ritenuta obbligata in solido con la Compagnia assicurativa, al pagamento del rimborso residuo pari ad Euro 170,87. Vinte le spese.

La causa era decisa dal Giudice di Pace con sentenza n. 2285/2019 del 05.02.2019 e pubblicata il 30.08.2019, statuente il rigetto della domanda attorea e la compensazione delle spese di giudizio.

La sentenza è in questa sede gravata da tempestivo appello di B.G., notificato via pec in data 02.03.2020, con domanda di integrale riforma e consequenziale accoglimento dell'appello.

B.G. ha, in questo grado, eccepito la violazione dell'art. 115 c.p.c. e art. 111 Cost., avendo il giudice di prime cure ritenuto la domanda non sufficientemente provata, nonostante la puntuale e documentale prova del titolo, del pagamento e della relativa estinzione anticipata del rapporto (con la produzione in giudizio del contratto di finanziamento, del conteggio di estinzione anticipata e della ricevuta del bonifico con cui il finanziamento era estinto).

Ha, poi, dedotto in ordine alla corretta quantificazione della somma domandata in restituzione, determinata secondo il criterio "pro rata temporis", non contestato dalla convenuta e richiedente un semplice calcolo aritmetico non implicante la necessità della (richiesta di) consulenza tecnica d'ufficio invocata dal giudice in motivazione.

L'appellante ha, inoltre, argomentato circa l'irrilevanza della distinzione tra costi c.d. "recurring" e c.d. "up front", posto l'intervento medio tempore della sentenza della Corte di Giustizia Europea 11 settembre 2019 pronunciata nella causa C-383/18, con cui è stata resa l'interpretazione dell'art. 16, paragrafo 1 della Direttiva 2008/48/CE (relativa ai contratti di credito ai consumatori) e con cui è stato sancito il diritto del consumatore in caso di rimborso anticipato alla riduzione del costo totale del credito, includendo tutti i costi posti a carico del consumatore.

Parte appellante ha concluso domandando, previo accoglimento dell'appello, l'integrale riforma della sentenza impugnata e, per l'effetto, la condanna di I. al pagamento della somma di Euro 866,06, oltre rivalutazione e interessi legali dalla data di sottoscrizione del contratto. Vinte le spese di entrambi i gradi di giudizio.

Parte appellata I. S.p.A. si è costituita in giudizio con comparsa depositata il 09.06.2020, reiterando anche in questo grado le deduzioni circa l'infondatezza della pretesa avversaria e condividendo l'esito del giudizio di primo grado, non avendo parte appellante nulla eccepito circa la correttezza della somma liquidata al momento dell'estinzione anticipata in Euro 1.545,04 e circa l'avvenuto rimborso da parte della compagnia assicurativa della quota del premio; ha, inoltre, evidenziato che tali contestazioni non son state avanzate neppure in appello, oltre all'assenza di deduzioni in ordine all'applicazione dell'art. 22, comma 15 quater della L. n. 221 del 2012, già invocata nel primo grado di giudizio e per cui il criterio "pro rata temporis" non è applicabile alla quota del premio assicurativo, posto che, il cliente ha già ricevuto dalla compagnia assicuratrice Euro 161,64 - circostanza non contestata.

Quanto all'ulteriore somma di Euro 533,25 domandata a rimborso delle commissioni dell'intermediario, parte appellata ha argomentato circa la genericità della pretesa avversaria, non superabile nemmeno alla luce dell'invocata sentenza della Corte di Giustizia Europea - non direttamente applicabile dal giudice in quanto indirizzata ai legislatori degli Stati membri, permanendo quindi la necessaria distinzione fra costi c.d. "recurring" (costi ripetibili) e costi c.d. "up front" (non ripetibili) ex art. 125 sexies T.U.B.

Inoltre, Italcredit ha evidenziato l'assenza di indicazione da parte della Corte europea del soggetto onerato della restituzione.

Parte appellata ha, quindi, concluso per il rigetto dell'appello e la conferma della sentenza di primo grado. Vinte le spese anche del presente giudizio.

Nelle more è intervenuta la normativa emergenziale in tema di diffusione del contagio da Covid-19 ed in particolare il D.L. 17 marzo 2020, n. 18; conseguentemente è stata disposta la modalità della trattazione scritta di cui all'art. 83 comma 7 lett. h) del D.L. n. 18 del 2020 (decreto 30.05.2020), concedendo alle parti termine sino al 09.06.2020 per il deposito di brevi note ove svolgere tutte le deduzioni relative alla prima udienza e che avrebbero svolto nel verbale di prima udienza.

Alla fissata udienza, dato atto che entrambe le parti hanno depositato le note, è stata fissata l'udienza del 10.09.2020 per la precisazione delle conclusioni (verbale udienza 11.06.2020).

A tale udienza, svoltasi sempre nella modalità a trattazione scritta ex art. 83 comma 7 lett. h) del D.L. n. 18 del 2020 (decreto 27.07.2020), dato atto che le parti hanno tempestivamente depositato le proprie note precisando le conclusioni come in epigrafe, previa concessione dei termini ex art. 190 c.p.c., la causa è stata trattenuta in decisione (verbale udienza 10.09.2020).

1. Ritiene il giudicante che l'appello proposto da B.G. sia meritevole di accoglimento, seppur nei limiti di quantum di cui al prosieguo; ne seguono la riforma della sentenza impugnata, anche in punto alle spese del grado.

Pacifica in causa la circostanza che il contratto di finanziamento de quo è stato estinto anticipatamente allo scadere della rata n. 48, a fronte del bonifico bancario di Euro 19.638,68 eseguito dall'appellante in favore di I. S.p.A. in data 14.09.2016 (doc. n. 4 parte appellante) e che I. abbia all'atto dell'estinzione liquidato la somma di Euro 1.545,04 a titolo di "rimborso commissioni quota non maturata" (doc. n. 3).

Ciò precisato in fatto, è oggetto del presente contendere l'accertamento se parte appellante abbia o meno diritto all'ulteriore rimborso - e in caso di esito positivo, per quali oneri ed in quale misura - dei costi accessori già anticipati.

Orbene, in merito l'invocato l'art. 125 sexies, comma 1, T.U.B. prevede che "il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tal caso il consumatore ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto"; tale disposizione, introdotta con il D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141, ha recepito nel nostro ordinamento la Direttiva 2008/48/CE e, per quanto qui rileva, l'art. 16, paragrafo 1, secondo cui "Il consumatore ha il diritto di adempiere in qualsiasi momento, in tutto o in parte, agli obblighi che gli derivano dal contratto di credito. In tal caso, egli ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto".

Di recente, come amplius argomentato ed esposto negli scritti difensivi, è intervenuta la pronuncia della Corte di Giustizia Europea 11 settembre 2019 pronunciata nella causa C-383/18 (d'ora in poi, per brevità "Sentenza Lexitor"); la Corte ha affermato che "l'articolo 16, paragrafo 1, della Direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la Direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore".

La Corte è intervenuta, superandolo, sul dibattito relativo alla rimborsabilità ai sensi dell'art. 125 sexies T.U.B. anche dei costi c.d. "up front" (es: spese di istruttoria, costi di apertura della pratica, commissioni all'agente, etc.) ovvero dei costi pagati dal consumatore per gli adempimenti preliminari alla concessione del finanziamento e che prescindono dalla durata del contratto di credito; già pacifica invece la rimborsabilità dei costi c.d. "recurring" (costi ripetibili ex lege secondo regole di diritto comune, anche, prescindendo dalla previsione dell'art.125 sexies TUB) rappresentando i costi continuativi finalizzati a remunerare il finanziatore quale corrispettivo delle attività di gestione del rapporto, in tutta la fase successiva alla conclusione del contratto e quindi non dovuti in caso di estinzione anticipata del finanziamento (es. polizze assicurative, costo di incasso rata e simili).

La pronuncia Lexitor ha quindi reso irrilevante la riportata distinzione dei costi, sì che l'attore non è più onerato di allegare e provare la natura "recurring" dei costi di cui chiede il rimborso.

Coerentemente, la giurisprudenza di merito ha osservato come tale interpretazione intervenga ampliando non solo il thema decidendum, ma altresì il perimetro dei costi ammessi a rimborso e, pertanto, indirettamente sulla causa petendi, esonerando il cliente che abbia domandato il rimborso dalla prova di tale circostanza e conseguente semplificazione degli elementi necessari all'accoglimento della domanda (cfr., Tribunale Torino, 21.03.2020).

Alla luce di tali argomentazioni, posta la natura vincolante per il giudice nazionale dell'interpretazione del diritto comunitario adottata dalla Corte di giustizia (cfr. Cass. n. 742/2020; Cass. n. 1287/2019; Cass. n. 5381/2017), ritiene il giudicante che l'art. 125 sexies T.U.B. debba interpretarsi conformemente al principio di diritto posto dalla Corte di giustizia europea; ne consegue, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il diritto del consumatore finanziato alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi c.d. "up front", prima esclusi (cfr., Tribunale Milano, 03.11.2020 "dunque, occorre constatare che l'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 ha concretizzato il diritto del consumatore ad una riduzione del costo del credito in caso di rimborso anticipato, sostituendo alla nozione generica di "equa riduzione" quella, piu' precisa, di "riduzione del costo totale del credito" e aggiungendo che tale riduzione deve riguardare "gli interessi e i costi"... la Corte avverte che l'effettivita' del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito risulterebbe sminuita qualora la riduzione del credito potesse limitarsi alla presa in considerazione dei soli costi presentati dal soggetto concedente il credito come dipendenti dalla durata del contratto"; v., anche Tribunale Torino, 22.09.2020; Tribunale Torino, 21.03.2020; Tribunale Torino, 29.06.2020; Tribunale Savona, 18.11.2020; Tribunale Roma, 16.09.2020).

2. In ordine all'eventuale quantum restitutorio - si conviene con parte appellante circa l'errore in cui è incorso il primo giudice sia nell'affermazione dell'assenza di sufficienti elementi di prova (laddove la documentazione contrattuale è più che idonea alla determinazione) sia nell'argomento circa la mancata richiesta di CTU (laddove la consulenza tecnica d'ufficio è atto del giudice) - ribadendo che non è più operabile la distinzione in ragione della natura del costo, si opera in applicazione del criterio proposto del c.d. "pro rata temporis" e dapprima con riferimento ai costi indicati dallo stesso appellante come connessi al credito in Euro 3.463,82 (Euro 1.563,82 quale "commissione del Finanziatore" - soggetta a maturazione nel corso del tempo, Euro 1.140,00 per "Commissioni dell'agente in attività finanziaria" - soggetti a maturazione nel tempo, Euro 760,00 per "Commissioni dell'agente in attività finanziaria" - non soggetti a maturazione nel tempo).

Il proposto criterio di calcolo risponde al dato letterale della norma (art. 125 sexies T.U.B.), laddove impone che il rimborso avvenga "per la vita residua del contratto" ovvero in proporzione al residuo tempo di durata.

Dividendo i costi connessi al credito di Euro 3.463,82 per il numero delle rate pattuite (120) e moltiplicando il risultato (Euro 28,865) per il numero delle rate residue (72), si perviene all'importo rimborsabile di Euro 2.078,29; detratto quindi l'importo di Euro 1.545,04, già rimborsata, residua la somma di Euro 533,25, come da domanda.

3. Parte appellante ha ulteriormente domandato il rimborso di Euro 332,81 pari alla quota del premio assicurativo non goduto.

Deve anzitutto premettersi che parte appellata ha eccepito la propria carenza di legittimazione passiva, essendo tenuta al relativo rimborso la compagnia assicurativa ai sensi dell'art. 22, comma 15 quater del D.L. n. 179 del 2012 come convertito dalla L. n. 221 del 2012 e trattandosi del soggetto che ha effettivamente incassato il premio.

Orbene, se è pur vero che l'art. 22, comma 15-quater del decreto citato prevede "Nei contratti di assicurazione connessi a mutui e ad altri contratti di finanziamento, per i quali sia stato corrisposto un premio unico il cui onere è sostenuto dal debitore/assicurato, le imprese, nel caso di estinzione anticipata o di trasferimento del mutuo o del finanziamento, restituiscono al debitore/assicurato la parte di premio pagato relativo al periodo residuo rispetto alla scadenza originaria, calcolata per il premio puro in funzione degli anni e della frazione di anno mancanti alla scadenza della copertura nonché del capitale assicurato residuo", la consolidata giurisprudenza di merito - valorizzando i principi generali in tema di individuazione dei soggetti legittimati attivi e passivi a stare in giudizio - ritiene sussista un collegamento negoziale tra il contratto di finanziamento e quello accessorio di assicurazione (cfr., Tribunale Milano, 05.12.2019 "In tema di collegamento negoziale tra contratti bancari, qualora in sede di erogazione di un finanziamento venga stipulata una polizza assicurativa, la riscontrata contestualità darà luogo a una presunzione iuris tantum di collegamento, che potrà essere vinta dando prova di totale assenza di funzionalità della polizza a garantire la restituzione del finanziamento, ovvero provando che il mutuo ha rappresentato soltanto l'occasione per offrire al cliente prodotti assicurativi diversi. Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto l'assicurazione - che remunerava il mutuante in caso di morte, invalidità o perdita del lavoro da parte del mutuatario - contestuale al mutuo, in quanto inserita nel medesimo formulario di richiesta del finanziamento e finalizzata a remunerare la banca").

Tali argomentazioni assumono rilevanza anche nel caso di specie. In tal senso depone l'art. 5 del contratto 01.02.2012 ove è espressamente previsto che "A garanzia del debito contratto, il Cedente si impegna a stipulare a beneficio della Cessionaria, con primaria Compagnia di assicurazione, polizza assicurativa per la copertura del rischio premorienza, per l'ammontare dell'importo totale dovuto dal consumatore" indicato nel paragrafo 2 del Documento, per il periodo di ammortamento del prestito"; non solo, devono poi evidenziarsi la natura obbligatoria della polizza ai fini dell'accensione del finanziamento ed, in particolare, l'inclusione della polizza assicurativa fra i costi previsti dal già richiamato paragrafo 3.1 del documento allegato al contratto 01.02.2012.

E' indubbio, pertanto, che la polizza assicurativa rappresenti un costo del finanziamento da rimborsarsi sempre ex art. 125 sexies T.U.B (cfr., Tribunale Savona, 18.11.2020; Tribunale Torino, 21.03.2020; Tribunale Nocera Inferiore, 12.02.2018).

Dunque, compete al soggetto erogatore del finanziamento che ha collocato al cliente anche la polizza assicurativa, provvedere alla restituzione del premio assicurativo non goduto dal cliente a seguito dell'estinzione anticipata del finanziamento.

I. S.p.A. è pertanto tenuta alla restituzione dell'ulteriore somma anticipata da B.G. per la polizza assicurativa, seppur nella minor importo di Euro 170,87, tenuto conto del rimborso già operato dalla compagnia assicuratrice in data 21.02.2017 per la somma di Euro 161,94, circostanza non contestata e documentalmente provata (doc. n. 3 parte appellata).

Ne consegue il riconoscimento del credito di parte appellante B.G. di Euro 533,25 quali costi connessi al finanziamento in applicazione dei suesposti principi, nonché l'ulteriore di Euro 170,87 per la quota di premio assicurativo non goduto all'esito dell'estinzione anticipata del finanziamento.

In riforma dell'appellata sentenza, quindi, si pronuncia condanna di parte appellata I. al pagamento della somma di Euro 704,12, oltre interessi al tasso legale dalla data della domanda al saldo effettivo.

4. Quanto al carico delle spese di lite, il riconoscimento di una minor somma rispetto a quella domandata e il richiamo alla sopravvenuta sentenza della Corte di Giustizia rappresentano motivi per disporre la compensazione delle spese, di entrambi i gradi di giudizio, in ragione della metà, con condanna di parte appellata alla restante metà secondo la liquidazione di cui al dispositivo che segue. La liquidazione è operata in applicazione dei parametri di cui al D.M. n. 55 del 2014 previsti per lo scaglione sino a Euro 1.100,00. Distrazione autorizzata in favore dell'Avv. Nunziata Cinzia, dichiaratasi antistataria.

P.Q.M.

Il Tribunale di Bologna, Seconda Sezione Civile, definitivamente pronunciando nella causa promossa in grado di appello da B.G., ogni altra istanza disattesa o assorbita, così provvede:

1) in parziale accoglimento dell'appello proposto da B.G., riforma la sentenza del Giudice di Pace di Bologna n. 2285/2019 pubblicata il 30.08.2019;

2) per l'effetto, condanna I. S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento in favore di parte appellante della somma di Euro 704,12, oltre interessi legali dalla domanda al saldo;

3) in riforma della appellata sentenza, dichiara la compensazione delle spese del primo giudizio in ragione della metà e condanna I. S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, alla rifusione in favore di B.G. della restante metà che liquida in Euro 165,00 per compenso oltre rimborso forfetario 15%, C.p.a. ed I.v.a. come per legge;

4) dichiara la compensazione delle spese del presente grado di giudizio in ragione della metà e condanna I. S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, alla rifusione in favore di parte appellante della restante metà che liquida in Euro 45,75 per anticipazioni e in Euro 315,00 per compenso oltre rimborso forfetario 15%, C.p.a. ed I.v.a. come per legge;

5) distrazione autorizzata in favore dell'Avv. Nunziata Cinzia.

Così deciso in Bologna, il 3 gennaio 2021.

Depositata in Cancelleria il 7 gennaio 2021.

Tribunale Torino Sez. III, Sent., 01-12-2020

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO di TORINO

Terza Sezione Civile

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. Raffaella Bosco

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile d'appello iscritta al n. r.g. 24927/2019 promossa da:

S.C.B. S.P.A. difeso dall'avv. BOSURGI MIRIAM, NUZZO LUIGI ((...)) C.SO VITTORIO EMANUELE II, 71 10128 TORINO; elettivamente domiciliato presso il suo studio in CORSO ITALIA 8 20100 MILANO

ATTORE

contro

R.D.C., difeso dall'avv. DI FLURI GAETANO, FIERAMOSCA GIORGIA ((...)) VIA MAX CASABURI 8 84126 SALERNO; elettivamente domiciliato presso il suo studio in VIA FARINA 4 SALERNO

CONVENUTO

Oggetto:

appello avverso la sentenza del Giudice di Pace n. 902 del 12 marzo 2019

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Il Giudizio di primo grado

- Il contratto oggetto del presente giudizio è un finanziamento con delegazione di pagamento di quote dello stipendio sottoscritto il 30 marzo 2015 da R.D.C. ed estinto anticipatamente nel febbraio 2016, al decorso di 9 rate su un totale di 60.

- Con citazione del 26 ottobre 2017 il D.C. ha lamentato che nel conto estintivo, la Banca non gli aveva riconosciuto in misura esaustiva la riduzione dei costi totali del credito "dovuti per la vita residua del contratto" ex art. 125-sexies TUB . Sosteneva di aver diritto alla refusione di ulteriori Euro 683,00 calcolati pro rata sui residui costi del credito, invocandone la natura recurring in ragione di asserite opacità del contratto.

- S.C.B. S.P.A. chiedeva il rigetto della domanda, deducendo l'estraneità delle contestazioni dell'attrice al contenuto del contratto fatto valere. In particolare, il contratto non conteneva le clausole indicate dall'attrice come sintomatiche della violazione della trasparenza contrattuale. In ogni caso il contratto distingueva con precisione i costi ripetibili in caso di estinzione anticipata, perché recurring, e quelli irripetibili perché pertinenti ad attività esaurite al momento della conclusione del contratto.

- Con successiva memoria ex art. 320 c.p.c. il D.C., puntualizzava le proprie contestazioni argomentando in diritto sulle provvigioni all'intermediario del credito di cui al lett. c) punto 2 del modulo.

- Con sentenza n. 902 del 12 marzo 2019 il Giudice di Pace di Torino ha accolto la domanda attorea ed ha condannato la Banca al rimborso di Euro 683,00 oltre interessi dalla domanda al saldo e spese di lite, ritenendo che

- nel contratto mancava una chiara indicazione e ripartizione tra costi up front e recurring

- nel dubbio ai sensi dell'art. 35 Codice del Consumo, le clausole devono essere interpretata in senso più favorevole al consumatore;

- i costi quindi dovevano essere ritenuti recurring ed in quanto tali rimborsabili ex art. 125 sexies TUB

- sono nulle ai sensi dell'art. 125 sexies tub, le clausole contrattuali che escludono il rimborso dei costi recurring.

Il Giudizio di appello

S.C.B. S.P.A. ha appellato la sentenza n. 902/2019 per i seguenti motivi:

1) la pronuncia ha affermato erroneamente la nullità delle clausole contrattuali sui rimborsi dovuti al cliente in caso di estinzione anticipata, poiché dette clausole non prevedono affatto l'esclusione tout court del diritto al rimborso, bensì dispongono la piena rimborsabilità dei costi recurring, già correttamente effettuata nel conto estintivo;

2) la pronuncia va riformata nella parte in cui ha affermato erroneamente che le clausole contrattuali non distinguevano tra oneri up front e recurring, trattandosi al contrario di distinzione ben presente nel contratto, fermo che in ogni caso la legge, anche in caso di opacità, non ammette automatismi punitivi bensì dispone il rimborso dei soli costi che risultino effettivamente "dovuti per la vita residua del contratto";

3) la pronuncia ha omesso erroneamente di considerare la condotta dell'attore e la limitazione delle doglianze alle sole "provvigioni all'intermediario del credito" di complessivi Euro 540,00 di cui alla lett. c) dell'elenco dei costi del contratto, dal che conseguiva una corrispondente riduzione del petitum, secondo il criterio pro rata temporis, a Euro 459,00;

4) la sentenza ha affermato erroneamente che il calcolo pro rata temporis dell'attore era corretto, benché riferito finanche alle imposte, non oggetto di contestazione.

R.D.C. si è costituito nel giudizio di appello ed ha chiesto la conferma della sentenza del Giudice di Pace svolgendo le seguenti difese:

1) il diritto alla restituzione di quanto non goduto a seguito della estinzione anticipata, è confermato dall'art. 125 sexties TUB e ora anche dalla sentenza c.d. LEXITOR emessa dalla Corte di Giustizia Europea l'11.9.2019;

2) ai sensi dell'art. 33 Codice del consumo è nulla, perché vessatoria, la clausola che esclude il rimborso dei costi in violazione dell'art. 125 sexies ai sensi dell'art. 127 del Testo Unico Bancario, che è norma inderogabile. In particolare con riguardo alle "Provvigioni all' intermediario del Credito" di cui all'art. 3 lettera C) del contratto, che parte appellante vorrebbe come chiaramente dettagliate e di natura up front e, dunque, non rimborsabili perché riferite alla fase precontrattuale, manca del tutto un dettaglio dell' attività posta in essere, lacuna non colmabile né dal modulo allegato al contratto, né da presunzioni o da interpretazioni elaborate ex post

La causa è stata trattenuta in decisione senza svolgere attività istruttoria all'udienza de 8.7.2020.

La causa verte sull'interpretazione e applicazione dell'art. 125-sexies co. 1 TUB, introdotto con D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141, che ha trasposto nell'ordinamento italiano la direttiva. 23.8.2008 n. 2008/48/CE.

Ai sensi dell'art. 125 sexies comma 1 Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tal caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto.

Questa disposizione concede al consumatore la facoltà di rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto".

L'art. 125 sexies TUB è stato fino ad oggi interpretato nel senso che solo una parte delle commissioni pagate interamente dalla clientela in via anticipata si riferisce a prestazioni rimborsabili, i cosiddetti oneri ricorrenti. "recurring". Questi rappresentano i costi continuativi finalizzati a remunerare il finanziatore quale corrispettivo delle attività di gestione del rapporto, in tutta la fase successiva alla conclusione del contratto (es. polizze assicurative, costo di incasso rata e simili connesse al finanziamento), che in caso di estinzione anticipata del finanziamento, sono privi di giustificazione causale e vanno quindi restituiti pro rata temporis.

Al contrario non sono stati ritenuto rimborsabili, i cosidetti oneri "up front" (es: spese di istruttoria, costi di apertura della pratica, commissioni all'agente, etc.) che rappresentano gli esborsi pagati dal consumatore per gli adempimenti preliminari alla concessione del finanziamento e che prescindono dalla durata del contratto di credito.

La sopravvenienza della sentenza della Corte di Giustizia Europea nella causa C-383/18, Lexitor, impone un cambiamento radicale nell'interpretazione ormai consolidata dell'art. 125 sexies TUB.

La sentenza della Corte di Giustizia dell'11 settembre 2019 nella causa C-383/18, Lexitor ha statuito che l'articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/CEE del Consiglio, deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore..

La Corte di Giustizia Europea ha richiamato la necessità di un'interpretazione teleologica della norma, alla luce del suo contesto e degli obiettivi perseguiti, e cioè assicurare al consumatore una piena tutela del rapporto contrattuale predisposto unilateralmente dalla banca, con l'esplicito riconoscimento, tra l'altro, dell'insussistenza di qualsiasi potere negoziale del finanziato.

"Al fine di garantire tale protezione, l'articolo 22, paragrafo 3, della direttiva 2008/48 impone agli Stati membri di provvedere affinché le disposizioni da essi adottate per l'attuazione di tale direttiva non possano essere eluse attraverso particolari formulazioni dei contratti" (punto 30). Pertanto - arrivando al cuore dell'argomentazione della Corte - deve darsi un'interpretazione "utile" dell'art. 16 par. 1 nel senso di salvaguardare "l'effettività del diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito" e al contempo evitare di concedere all'intermediario margini di manovra per ridurre o vanificare tale diritto".

La Corte ha interpretato quindi l'art. 16 par. 1 dir. 2008/48 ("riduzione del costo totale del credito, che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto") nel senso che la "restante durata del contratto" vada riferita alle modalità di calcolo del rimborso e non alla tipologia dei costi. Ha così ammesso la ripetizione di tutte le voci comprese nella nozione di "costo totale del credito" (art. 3 lett. g) dir. 2008/48), incluse quelle che non dipendono dalla durata del contratto.

La Corte ha ritenuto di spiegare che questo sistema, mentre realizza una protezione elevata del consumatore, non penalizza "in maniera sproporzionata il soggetto concedente il credito", sia per la possibilità di reimpiegare immediatamente la somma rimborsata, e lucrare un'ulteriore commissione, sia perché gli interessi del finanziatore "vengono presi in considerazione, da un lato, tramite l'articolo 16, paragrafo 2, della direttiva 2008/48, il quale prevede, a beneficio del mutuante, il diritto ad un indennizzo per gli eventuali costi direttamente collegati al rimborso anticipato del credito, e, dall'altro lato, tramite l'articolo 16, paragrafo 4, della medesima direttiva, che offre agli Stati membri una possibilità supplementare di provvedere affinché l'indennizzo sia adeguato alle condizioni del credito e del mercato al fine di tutelare gli interessi del mutuante" (punto 34).

L'appellante ha argomentato nel proprio atto di appello che la sentenza Lexitor non può avere efficacia vincolante nei confronti del giudice italiano, perché la direttiva europea, e quindi anche la sentenza che la interpreta, non ha efficacia diretta (c.d. "orizzontale") tra i privati, ma vincola lo stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi (art. 288 TFUE). Non avendo efficacia diretta, ritiene l'appellante, la direttiva non può dunque imporre diritti ed obblighi ai privati, che potranno nascere soltanto dalle disposizioni nazionali una volta che queste siano state adottate.

L'argomento svolto dall'appellante dei limiti all'efficacia diretta "orizzontale" della direttiva non è pertinente al caso che ci occupa.

È vero che una direttiva "non può creare obblighi a carico di un singolo e non può essere fatta valere in quanto tale nei suoi confronti" (Corte giustizia 5.10.2004, nelle cause riunite C-397/01 C-403/01, Pfeiffer et al.); nondimeno la dir. 2008/48/CE è stata trasposta nel diritto nazionale con il cit. D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141 ed è dunque la norma interna: l'art. 125-sexies TUB, è fonte dei diritti e obblighi delle parti e metro di giudizio della legalità delle clausole contrattuali.

È ormai principio constante della Corte di Cassazione (vedi tra molte Cass. 3.3.2017 n. 5381; Cass. 8.2.2016 n. 2468; Cass. 11.12.2012 n. 22577), quello per cui l'esistenza di "precedenti pronunce della Corte di giustizia" rende inutile (o non obbligato) il rinvio pregiudiziale, spingendosi in termini espliciti a riconoscere un vero e proprio "valore normativo" delle pronunce interpretative della Corte comunitaria, con la conseguenza di ritenere i giudici nazionali vincolati al rispetto del precedente comunitario.

Le sentenze interpretative della CGE sono quindi vincolanti per il Giudice nazionale, sicché ogni diversa interpretazione del principio di diritto enunciato dalla Corte appare interdetta.

Secondo lo stabile e convincente orientamento della Corte di Giustizia, quando la controversia sottoposta al giudice nazionale verte proprio sull'applicazione delle norme interne di attuazione della direttiva, ed è questo il caso, "il giudice, visto l'art. 249, terzo comma, CE ora art. 288 comma 3 TFUE, deve presumere che lo Stato, essendosi avvalso del margine di discrezionalità di cui gode in virtù di tale norma, abbia avuto l'intenzione di adempiere pienamente gli obblighi derivanti dalla direttiva considerata" (Corte giustizia UE 5.10.2004, cit., punto 112; in precedenza Corte giustizia UE, 16.12.1993 causa C-334/92, Wagner Miret, punto 20).

La presunzione non esclude la possibilità che la direttiva sia stata trasposta in modo non fedele nell'ordinamento nazionale, ma confina il caso dell'interpretazione contra legem del diritto nazionale - comunque non consentita (Corte giustizia UE 24.1.2012, causa C-282/10 e altre ivi richiamate) - a casi di manifesta ed eclatante violazione, quando cioè alla disposizione di diritto interno non possa essere assegnato alcun ragionevole significato compatibile con il significato della direttiva "dichiarato" dalla Corte di giustizia. Al contrario, se tra i plurimi significati che possono trarsi dalla disposizione di diritto interno ce n'è almeno uno compatibile, il giudice è tenuto a conformare la propria interpretazione a quella della Corte.

Per quanto qui ci occupa, nulla osta ad una interpretazione dell'art. 125 sexies TUB in modo conforme all'interpretazione dell'art. 16 par.1 come voluta dalla Corte di Giustizia Europea.

Anche il Collegio di coordinamento dell'ABF nella decisione dell'11.12.2019, ha ritenuto che l'art. 125-sexies co. 1 costituisce trasposizione pressoché letterale dell'art. 16 par. 1, con un'unica variante lessicale, visto che la norma UE si riferisce ad una riduzione "che comprende gli interessi e i costi dovuti per la restante durata del contratto", mentre la norma interna si riferisce a una riduzione "pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto".

La portata della differenza lessicale (riduzione che comprende.../riduzione pari all'importo...), in assoluto non irrilevante, va però ridimensioinata nell'esame delle disposizioni che ci occupano, in considerazione della finalità perseguita dall'art. 16 par.1, che la Corte ha interpretato - come detto più sopra - non in senso logico/letterale, ma in senso teleologico.

A questo significato il Giudice interno deve adeguarsi nell'interpretare la norma nazionale di attuazione della direttiva.

In definitiva si devono applicare all'interpretazione dell'art. 125-sexies co. 1 TUB le conclusioni attinte dalla Corte di giustizia nell'interpretazione dell'art. 16 par. 1, ossia che "la restante durata del contratto" non è un criterio di selezione dei costi ammissibili a riduzione, ma un'indicazione sia pure approssimativa della misura della riduzione.

Da questa interpretazione dell'art. 125 sexies TUB consegue l'irrilevanza ormai della distinzione tra costi recurring e costi up front, poichè tutti indifferentemente rimborsabili, in ragione della restante durata del contratto

L'appellante ha richiamato il principio generale della certezza del diritto, che ha per corollario quello della tutela del legittimo affidamento, per ricavarne l'inammissibilità di "effetti retroattivi di un'interpretazione di una disposizione nazionale (art. 125-sexies, comma 1 TUB) che, modificando imprevedibilmente il significato precettivo della norma, comporti a carico del finanziatore obblighi di pagamento imprevedibili al momento della stipulazione del contratto che quegli obblighi di pagamento escludeva; onde evitare questo effetto e non incorrere nella violazione del principio generale della certezza del diritto e del legittimo affidamento, il giudice nazionale potrà quindi accogliere al più solo per il futuro l'interpretazione della norma nazionale nei termini, di cui alla sentenza Lexitor, certamente imprevedibili all'epoca della stipula del finanziamento oggetto di causa".

In sostanza, l'appellante chiede che l'efficacia della pronuncia 11.9.2019 sia circoscritta nel tempo ai soli contratti futuri.

La difesa dell'appellato sul punto non può essere condivisa.

Il potere di limitare nel tempo l'efficacia di una decisione compete alla stessa autorità decidente, che in specie non ha ritenuto di esercitarlo.

Nella giurisprudenza della Corte di giustizia la limitazione degli effetti temporali di un'interpretazione: 1) ha carattere dichiaratamente eccezionale (da ultimo Corte di giustizia UE 12.2.2000, causa C-372/98, punto 42); 2) necessita che siano soddisfatti due criteri essenziali, e cioè la buona fede degli ambienti interessati e il rischio di gravi inconvenienti (Corte di giustizia UE 23.5.2000, causa C-104/98, B. e a., punto 39; 28.9.1994, causa C-57/93, Vroege, punto 21); 3) soprattutto, può essere ammessa solo nella sentenza stessa che statuisce sull'interpretazione richiesta (Corte di Giustizia UE 28.9.1994, causa C-57/93, Vroege, punto 31; 16.7.1992, causa C-163/90, L. e a., punto 30; 2.2.1988, causa 24/86, B. e a., punto 27-28).

In conclusione nel caso che ci occupa, l'interpretazione dell'art. 125-sexies TUB alla luce della sentenza Lexitor, impone di affermare la rimborsabilità indistintamente di tutti i costi contrattuali tanto recurring come up front.

Occorre evidenziare che l'interpretazione offerta dalla Corte di giustizia incide direttamente sull'oggetto dell'azione del cliente ex art. 125-sexies TUB, ampliando il perimetro dei costi ammessi a rimborso, e indirettamente sulla causa petendi, esonerando il cliente dalla prova di una circostanza. Ciò non comporta, tuttavia, mutamento di azione per "sostituzione" di una causa petendi a un'altra, ma mera semplificazione degli elementi necessari all'accoglimento della domanda.

L'art. 16 della Direttiva 2008/48/CE non stabilisce il metodo di calcolo da utilizzare, ma la sentenza Lexitor fa riferimento alla residua durata de contratto. Per assicurare l'equa ripartizione dei costi tra Banca e cliente il criterio applicabile è quindi quello del pro rata temporis.

Nel caso che ci occupa non è sorta contestazione tra le parti in merito al calcolo pro rata temporis dei costi contrattuali sopportati dal D.C. e non ancora rimborsati, che ammontano pacificamente ad Euro 683,00

Per questi soli motivi l'appello va respinto e la sentenza di primo grado confermata, seppur per motivi evidentemente diversi da quelli valutati dal Giudice di pace.

I motivi di appello proposti dalla Banca vanno non di meno esaminati ai fini della liquidazione delle spese e dell'applicabilità dell'art. 92 2 comma c.p.c..

La sentenza della Corte di Giustizia Europea nella causa C-383/18, Lexitor è intervenuta l'11 settembre 2019 e cioè dopo la decisione del Giudice di Pace nel marzo 2019 e solo un mese prima della proposizione del appello ad ottobre 2019. Questa recentissima pronuncia ha vincolato quindi il Giudice nazionale in appello ad interpretare l'art. 125 sexies TUB, in modo diverso da quanto non avveniva per costante giurisprudenza, anteriormente e ancora durante il giudizio di primo grado che si è concluso con la sentenza qui appellata.

Per tale motivo occorre verificare se, in difetto di tale novità, l'appello avrebbe dovuto ritenersi o meno fondato.

a) Sul terzo motivo di appello

La pronuncia ha omesso erroneamente di considerare la condotta dell'attore e la limitazione delle doglianze alle sole "provvigioni all'intermediario del credito" di complessivi Euro 540,00 di cui alla lett. c) dell'elenco dei costi del contratto, dal che conseguiva una corrispondente riduzione del petitum, secondo il criterio pro rata temporis, a Euro 459,00

Con il proprio atto di appello, S.C.B. S.P.A. ha chiesto l'integrale riforma della sentenza di primo grado che l'aveva condannata al rimborso in favore del cliente, di Euro 683,00 oltre interessi, secondo un calcolo pro rata temporis (in rapporto, cioè, alle 51 rate residue su un totale di 60) su tutti i costi del credito, ulteriori rispetto agli interessi, per complessivi Euro 1.043,58.

L'importo, al netto del rimborso di Euro 204,00 pacificamente già effettuato nel conto estintivo per le "Commissioni a S.C.U. S.p.A. in qualità di mandataria del Finanziatore per la gestione del finanziamento", ha ad oggetto le residue commissioni e provvigioni di cui alle lettere

a) "Commissioni alla procuratrice mandataria S.C.U. per il perfezionamento del finanziamento, incluse le spese di istruttoria" per Euro 240,00

c) le "Provvigioni all'intermediario del credito" per Euro 540,00,

d)le imposte di cui alla lett. per Euro 23,58.

Ha rilevato l'appellante che il D.C. nella citazione in primo grado non aveva argomentato in diritto sulle voci di spesa previste nel contratto e solo nella memoria 320 c.p.c. aveva sostenuto in diritto l'opacità delle provvigioni all'intermediario del credito per la spese di cui alla lett. c) del contratto, senza nulla dire sulle spese sub a) e sub d).

Il Giudice di Pace pertanto avrebbe dovuto ritenere che il D.C. non aveva inteso contestare la natura up front delle voci di spesa sub a) "Commissioni alla procuratrice mandataria S.C.U. per il perfezionamento del finanziamento, incluse le spese di istruttoria" per Euro 240,00 e sub d) imposte per Euro 23,58.

L'argomento sostenuto dall'appellante non può essere condiviso.

La mancata argomentazione in diritto della domanda proposta dall'attore non integra una non contestazione dei fatti ai sensi dell'art. 115 c.p.c.. Il D.C. infatti pur non avendo argomentato in diritto, ha continuato però ad affermare, sia in primo grado che in appello, il suo diritto alla restituzione dell'importo di 683,00 perché relativo tutto a costi recurring. Ne consegue che egli non ha rinunciato alla domanda, né ha prestato acquiescenza ai fatti dedotti da controparte, ma semplicemente che non ha argomentato la sua tesi, rendendo più debole in diritto la sua posizione.

Per lo stesso motivo, non si può ritenere che il D.C. in questo giudizio di appello abbia inteso rinunciare alla contestazione sulle voci di spesa sub a) e d).

b) Sul primo motivo di appello

La pronuncia ha affermato erroneamente la nullità delle clausole contrattuali sui rimborsi dovuti al cliente in caso di estinzione anticipata, poiché dette clausole non prevedono affatto l'esclusione tout court del diritto al rimborso, bensì dispongono la piena rimborsabilità dei costi recurring, già correttamente effettuata nel conto estintivo;

Ai sensi dell'art. 125 sexies comma 1 Il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tal caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto.

Questa disposizione è derogabile sono in modo più favorevole al cliente, ai sensi dell'art. 127 TUB

L'art. 125 sexies TUB - come interpretato prima della sentenza Lexitor - prevedendo la restituzione solo dei costi dovuti per la vita residua del contratto - costi recurring - rendeva lecito trattenere i costi cosìddetti upfront.

Il Giudice di Pace ha ritenuto che le condizioni contrattuali che prevedono la esclusione del diritto alla restituzione su base proporzionale dei costi contrattuali per il caso di anticipata estinzione sono nulle ed inefficaci poiché in contrasto con l'art. 125 TUB .... e con gli art. 33-36 Codice del Consumo

La decisione del Giudice di Pace sul punto non può essere condivisa.

La validità della clausola contrattuale sottoscritta dal D.C., infatti avrebbe dovuto essere valutata in concreto per verificare se nel caso di specie la banca aveva contravvenuto alla disposizione inderogabile di cui all'art. 125 sexies, TUB, per la quale i costi recurring devono essere restituiti pro rata temporis.

L'esame della clausola contrattuale sottoscritta dalle parti, evidenzia che i costi erano ben distinti ed individuati.

I costi indicati nel punto 2 del modulo sottoscritto dalle parti alle lettere a) e d) rappresentano costi up front perché sopportati al momento della conclusione del contratto di finanziamento ed a prescindere dalla sua durata.

- Per quanto riguarda le imposte di Euro 23,58 (punto d) si tratta di somme che la Banca versa all'erario per la sola stipula del contratto, prescindendo dalla sua durata.

- Per quanto riguarda le commissioni alla procuratrice mandataria S.U. per il perfezionamento del contratto, queste sono dettagliatamente descritte e precisate alla lettera a) del punto 2 del modulo come attività che si esauriscono nella fase preliminare e di stipula del finanziamento (istruttoria, raccolta documenti e dati valutazione cliente, delibera finanziamento, produzione documentazione precontrattuale, raccolta firme, raccolta benestare...).

Il D.C. del resto, né in primo, né in secondo grado - come chiarito più sopra- ha ritenuto di argomentare a favore di una interpretazione della clausola diversa da quella che in effetti risulta dal senso letterale delle parole.

- Anche le provvigioni dell'intermediario del credito per Euro 540,00 di cui alla lett. c) devono ritenersi afferenti alla fase della stipula del contratto e quindi sussumibili sotto la voce dei costi up front.

Sebbene infatti la Banca non abbia dettagliato le attività che hanno integrato questa spesa, esse si possono ricavare dalla normativa stessa. L'art. 121 TUB lett h) dispone: l'"intermediario del credito" indica gli agenti in attività finanziaria, i mediatori creditizi o qualsiasi altro soggetto, diverso dal finanziatore, che nell'esercizio della propria attività commerciale o professionale svolge, a fronte di un compenso in denaro o di altro vantaggio economico oggetto di pattuizione e nel rispetto delle riserve di attività previste dal Titolo VI-bis, almeno una delle seguenti attività:

1) presentazione o proposta di contratti di credito ovvero altre attività preparatorie in vista della conclusione di tali contratti;

2) conclusione di contratti di credito per conto del finanziatore;

Come è evidente, anche le attività dell'intermediario attengono esclusivamente alla fase preparatoria, conclusiva del contratto e non alla durata dello stesso.

Poiché è la stessa normativa a definire le attività dell'intermediario finanziario non era necessario che il contratto le specificasse ulteriormente.

quindi avrebbe dovuto essere esclusa la nullità del punto 4 del modulo nella parte in cui prevede che i costi di cui al lettera a), c) e d) resteranno a carico del cliente che recede anticipatamente, poiché come visto si stratta in tutti e tre i casi di costi up front che ai sensi dell'art. 125 sexies c.p.c. - ante sentenza Lexitor- non era obbligatorio restituire al cliente che recede anticipatamente.

La norma specifica dell'art. 125 sexies TUB che consente di trattenere i costi up front, esclude evidentemente che la clausola contrattuale che la riproduce, possa essere ritenuta nulla perché vessatoria ai sensi degli art. 33 e seg. Codice del Consumo.

La clausola contrattuale dunque avrebbe dovuto essere ritenuta valida.

c) Sul secondo motivo di appello

La pronuncia va riformata nella parte in cui ha affermato erroneamente che le clausole contrattuali non distinguevano tra oneri up front e recurring, trattandosi al contrario di distinzione ben presente nel contratto, fermo che in ogni caso la legge, anche in caso di opacità, non ammette automatismi punitivi bensì dispone il rimborso dei soli costi che risultino effettivamente "dovuti per la vita residua del contratto";

Il motivo è fondato.

Il punto 4 del modulo chiarisce quali costi non vengono rimborsati al cliente, come visto più sopra, e cioè quelli di cui alle lett. a) c) e d) del punto 2.

Le voci di costo non rimborsabili sono chiare e comprensibili per il cliente:

la voce sub a) perché la clausola descrive analiticamente le attività cui afferisce

la voce sub d) perché non necessita di alcuna ulteriore spiegazione trattandosi di imposte

la voce sub c) perché l'attività cui afferisce è normativamente tipizzata dall'art. 121 TUB, sicchè nessuna altra specificazione necessitava.

Per tali motivi si deve dissentire dal Giudice di Pace secondo cui la clausola contrattuale sarebbe stata opaca.

Ne consegue che non si pone alcun problema di interpretazione del contratto nel senso più vantaggioso per il cliente, ex art. 35 Codice del Consumo.

d) Sul quarto motivo di appello

La sentenza ha affermato erroneamente che il calcolo pro rata temporis dell'attore era corretto, benché riferito finanche alle imposte, non oggetto di contestazione.

Quanto precede avrebbe avuto come conseguenza di ritenere che il cliente non aveva diritto di ottenere la restituzione di alcuno dei costi up front, tra cui anche le imposte. Non occorre quindi argomentare sul calcolo pro rata temporis per ciascuna delle tre voci già esaminate, che comunque non avrebbero dovuto essere restituite per intero.

Sulla asserita nullità della clausola contrattuale per violazione dell'art. 125 novies comma 2 TUB.

Benchè questa contestazione sia stata sollevata dal D.C., per la prima volta in appello, nondimeno deve essere esaminata atteso il fatto che eventuali profili di nullità anche ai sensi dell'art. 33 e seguenti, Codice del Consumo, sarebbero comunque rilevabili d'ufficio dal Giudice.

Tale norma tuttavia non pare invocata a proposito poiché attiene all'ipotesi in cui vi sia un "eventuale compenso da versare all'intermediario del credito per i suoi servizi" direttamente da parte del cliente (così il comma 3), richiedendo che in tal caso "il compenso sia oggetto di accordo tra il consumatore e l'intermediario del credito su supporto cartaceo o altro supporto durevole prima della conclusione del contratto di credito" (comma 2).

Si tratta dell'ipotesi in cui l'intermediario del credito è un mediatore indipendente, perché solo in tal caso egli ha diritto di richiedere direttamente al cliente un compenso. Nel caso che ci occupa diversamente ha operato quale intermediario del credito, l'intermediario finanziario ex art. 106 TUB P.F. s.p.a., come indicato al punto 1 del modulo a frontespizio del contratto.

La fondatezza dell'appello ove non fosse intervenuta la sentenza Lexitor a cavallo del giudizio di primo e di secondo grado, giustifica la compensazione delle spese ai sensi dell'art. 92 2 comma c.p.c., in questo grado di giudizio.

Poiché il presente giudizio è iniziato successivamente al 30 gennaio 2013 (dovendo aversi riguardo, a tal fine, secondo i principi generali in tema di litispendenza, al momento in cui la notifica dell'appello si è perfezionata, con la ricezione dell'atto da parte del destinatario, e non a quello in cui la notifica è stata richiesta all'ufficiale giudiziario o il plico), e l'appello è stato respinto, sussistono i presupposti in ragione dei quali l'appellante - soccombente nel giudizio di appello iniziato dopo il 1 gennaio 2013 - è tenuto a pagare il raddoppio del contributo unificato ex art. 13 coma 1 quater del testo Unico D.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall'art. 1 comma 17 L. 24 dicembre 2012, n. 228 in vigore dal 1.1.2013

P.Q.M.

Il Tribunale di Torino, definitivamente pronunciando sull'appello avverso la sentenza n. 902/19 proposto da S.C.B. S.P.A. contro R.D.C., ogni diversa istanza ed eccezione disattesa, così provvede:

respinge l'appello

compensa le spese di lite.

dichiara la sussistenza dei presupposti in ragione dei quali l'appellante soccombente è tenuto a pagare il raddoppio del contributo unificato ex art. 13 coma 1 quater del testo Unico D.P.R. n. 115 del 2002, come modificato dall'art. 1 comma 17 L. 24 dicembre 2012, n. 228 in vigore dal 1.1.2013

Così deciso in Torino, il 1 dicembre 2020.

Depositata in Cancelleria il 1 dicembre 2020.

Tribunale Savona, Sent., 18-11-2020

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Tribunale di Savona

Sezione civile

Il Tribunale di Savona in persona del giudice Alberto Princiotta, ha pronunciato la presente

Sentenza

nella vertenza iscritta al n. 698 ruolo generale affari contenziosi civili dell' anno 2020 promossa da:

A.M.

codice fiscale (...)

assistita dall' avv. NUNZIATA CINZIA -

appellante,

nei confronti di:

S.C.B. S.P.A.

partita IVA (...)

assistita dagli avvocati PESENTI MARCO, NATALE EDOARDO e BELLASIO ROSAVIO,

appellata,

Oggetto della causa: appello avverso sentenza resa dal Giudice di Pace di Savona n. 463\2019 relativa a contratti bancari.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

I.- La signora A.M. ha proposto appello avverso la sentenza n. 463\19 resa dal Giudice di Pace di Savona.

Reiterando la domanda che aveva inizialmente avanzata in relazione alla anticipata estinzione di un finanziamento che aveva ricevuto dalla convenuta, in riforma della sentenza ha chiesto alla banca la restituzione di Euro. 2.170,44 in luogo della minore somma (Euro. 894,24) riconosciuta dal Giudice di prime cure.

La S. ha resistito chiedendo in via incidentale la riforma della sentenza; ha assunto al riguardo la carenza di legittimazione passiva con riferimento al rimborso oneri assicurativi; tali costi, invece, erano stati riconosciuti pro rata e posti solidalmente della banca e della compagnia assicuratrice.

Acquisita la documentazione prodotta, precisate le conclusioni come sopraindicato, la causa è stata posta in decisione all' udienza del 18 settembre u.s.

II.- Il giudice di pace ha parzialmente accolto la domanda attorea condannando la banca al pagamento di Euro 894,24 e compensando integralmente le spese di lite. Il giudice ha motivato come segue.

"...la signora A.M. esponeva: i) di avere stipulato nel marzo 2014 con S.C.B. contratto di finanziamento numero (...) mediante cessione del quinto dello stipendio\ pensione per un capitale lordo di Euro 20.840 da rimborsarsi mediante 120 rate da 207 Euro ciascuna; ii) di aver anticipatamente estinto detto finanziamento nel maggio 2018 in corrispondenza della rata numero 48; iii) che detto contratto prevedeva carico del contraente il pagamento di Euro 496,80 quali commissioni per il perfezionamento del finanziamento; Euro 2359,80 per provvigione all'intermediario del credito direttamente corrisposti all' agente; Euro 47,90 per imposte e tasse; Euro 496,80 per commissioni per la gestione del finanziamento ed Euro 1490,40 per premio assicurativo rischio vita; iv) in sede di estinzione non era stato corrisposto al rimborso delle commissione del premio assicurativo relativo al periodo non goduto. Chiedeva pertanto la condanna di S. al pagamento a titolo di restituzione ex articolo 125 TUB e 2033 codice civile dell'importo di Euro 2170,44 oltre interessi al tasso legale dalla data di stipula del contratto.

Con comparsa del 18 marzo 2019 si costituiva in giudizio S. che contestava la domanda formulata da parte attrice e ne chiedeva il rigetto.

Eccepiva in particolare: i) che il contratto di finanziamento esattamente specificava quali fossero gli importi non ripetibili (c.d. costi up front) da quelli eventualmente ripetibili (c.d. costi recurring), e che dunque non fondata era la domanda relativa al rimborso dei costi\ commissioni per il perfezionamento del contratto di finanziamento, degli importi relativi alla provvigione dell'intermediario e che con riferimento al premio assicurativo S. era priva di legittimazione spettando l'eventuale obbligo di restituzione direttamente alla compagnia assicuratrice...

La domanda di parte attrice è solo parzialmente meritevole di accoglimento. Ciò per le sintetiche ragioni che seguono.

Pacifica in causa la circostanza che il contratto di finanziamento de quo sia stato estinto anticipatamente allo scadere della 48ª rata; pacifico altrettanto (e comunque documentatamente provato) che non siano stati rimborsati all'attrice da parte di S. costi accessori al contratto di finanziamento de quo (Euro 496,80 quali commissioni per il perfezionamento del finanziamento; Euro 2359,80 quali

provvigioni all'intermediario del credito direttamente corrisposti all' agente, Euro

496, 80 per commissione per la gestione del finanziamento, ed Euro 1490,40 per premio assicurativo rischio vita) se non per il limitato importo di Euro 735,84 (confronta documento quattro attoreo).

Ciò precisato in fatto, in diritto la questione si risolve nell'accertamento se l'attrice abbia o meno diritto al rimborso -e se sì, in quale misura per quali oneri- dei costi accessori già anticipati e sopra richiamati.

Per risolvere suesposto quesito, occorre ricordare che l'articolo 125 sexies TUB prevede che "il consumatore può rimborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore" ed ulteriormente dispone che "in tal caso il consumatore ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi dei costi dovuti per la vita residua del contratto".

La norma sopra invocata rappresenta trasposizione nel diritto interno del precetto comunitario ex articolo otto della direttiva 87\ 102CEE (già ripreso dal D.M. dell'8 luglio 1992), ai sensi del quale "il consumatore deve avere la facoltà di adempiere in via anticipata agli obblighi che gli derivano da contratto di credito" e "in conformità delle disposizioni degli stati membri, egli deve avere diritto ad un'equa riduzione del costo complessivo del credito".

Tale disposizione è stata a sua volta ribadita dalla direttiva 2008\48 CE del 23 aprile 2008 recepita dal D.Lgs. n. 141 del 2000 e 10, in base al quale, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore "... ha diritto ad una riduzione del costo totale del credito che comprende gli interessi ed i costi dovuti per la restante durata del contratto".

In ultimo, le disposizioni di vigilanza del 29 luglio 2009 e s.m.i. - "Trasparenza dell'operazione dei servizi bancari e finanziari. Correttezza delle relazioni tra intermediari clienti, alla sezioneVII, par. 5.2.. - Contratti di credito (come aggiornato ai fini del recepimento della direttiva sul credito ai consumatori) hanno poi ribadito che "i contratti di credito indicano in modo chiaro e conciso: ...q) il diritto del consumatore al rimborso anticipato previsto dall'articolo 125 sexies, comma uno, del testo unico".

La disciplina legislativa, dunque, prevede chiaramente il diritto del cliente a:

a.- estinguere anticipatamente il finanziamento;

b.- ottenere conseguente rimborso, sia pure limitatamente ad una porzione dei costi accessori anticipati alla stipula del contratto.

Ciò chiarito, occorre distinguere le varie tipologie di costi accessori che possono essere richiesti nel contesto di un'operazione di cessione del quinto, per poi individuare le varie voci di costo rimborsabile.

In linea generale, le tipologie dei costi accessori possono essere ascritte a tre macro gruppi:

.- Le cosiddette commissioni bancarie\ finanziarie, le quali in genere hanno carattere di corrispettivo per l'istituto di credito per il solo fatto di avere messo a disposizione del cliente una data somma di denaro, accettandone poi la restituzione scaglionata nel tempo; tuttavia è bene immediatamente specificare che vi possono essere commissioni bancarie\ finanziarie di natura ben differente rispetto a quella corrispettiva, come è il caso (occorso appunto fattispecie di giudizio) o degli esborsi che la finanziaria viene a sostenere periodicamente per prelevare la quota dello stipendio\ pensione, o delle spese di gestione della pratica e di quelle legate allo svolgimento dell'istruttoria;

.- I costi connessi alla stipulazione di polizze "rischio vita" e "rischio impiego" a copertura -rispettivamente- del rischio di decesso prematuro del cliente nonché del rischio dell'eventuale cessazione improvvisa del rapporto lavorativo;

.- Ulteriore tipologia di costi accessori è rappresentata dalle commissioni di intermediazione ovverossia dalle provvigioni dovute all'agente finanziario che abbia promosso la stipula del contratto tra cliente e l' istituto erogante. Si osservi sul punto che talvolta l'agente finanziario non si limita favorire la conclusione del contratto, ma svolge altresì attività di intermediazione anche nel corso del rapporto di credito e dunque, anche successivamente alla conclusione del contratto stesso.

I costi up front ed i costi recurring.

A questo punto, individuate le varie tipologie di costi accessori nell'ambito di un finanziamento dietro cessione del quinto, è opportuno richiamare la distinzione tra costi cosiddetti "up front l'e quelli cosiddetti "recurring" poiché solo questi ultimi -si anticipa- possono reputarsi rimborsabile in conseguenza dell'estinzione anticipata del finanziamento.

In buona sostanza, i costi up front corrispondono ad esborsi dovuti per adempimenti preliminari prodromici alla concessione del finanziamento (ad esempio la gestione della pratica, le spese di istruttoria eccetera) che si esauriscono con essa è, quindi, prescindono dalla durata del rapporto di credito.

Detti costi non sono rimborsabili.

I costi recurrig (come ad esempio le polizze vita, e o le commissioni per la gestione della fase esecutiva del contratto), proprio perché integrano spese effettivamente legate alla durata del rapporto di credito sono, invece, rimborsabili.

Il quantum del rimborso ovviamente varia in relazione alla durata del contratto e dunque è correlato temporalmente al momento in cui il finanziamento è stato estinto.

In definitiva, dunque, il contraente ha diritto soltanto al rimborso dei costi recurring, ovvero di quegli esborsi che riguardano il periodo successivo all'estinzione del finanziamento ed in cui -di fatto ed in ragione dell'anticipata estinzione- non ha usufruito di tale servizio prestazione.

Scendendo nel dettaglio, occorre chiarire quali siano in concreto i costi recurring ovvero quelli che l'istituto erogante dovrà rimborsare.

Per quanto concerne le commissioni bancarie\ finanziarie, sono rimborsabili i costi che riguardino le operazioni di prelievo mensile della data di finanziamento, seppure limitatamente all'arco temporale tra la data di estinzione anticipata del finanziamento e la scadenza naturale del finanziamento stesso.

Non sono rimborsabili invece quei costi che concernono le spese di gestione della pratica, nonché le spese di istruttoria, in quanto relativi ad attività che esauriscono la loro funzione, prima o contestualmente alla stipula del contratto.

Nel contesto delle commissioni di intermediazione, sono poi rimborsabili gli addebiti riconducibili alle attività eventualmente svolta dall'agente finanziario, in riferimento al periodo successivo alla stipula del contratto.

Nel caso in cui invece l'attività dell'agente si esaurisca con la conclusione dell'accordo contrattuale non vi sono margini per il rimborso (quota parte) posto che l'attività dell'agente finalizzate limitata alla sola conclusione del contratto e non alla fase di esecuzione dello stesso; diventa, quindi, del tutto indifferente la circostanza che il contratto sia stato estinto anticipatamente.

Un'ultima categoria di costi rimborsabili, infine, è rappresentata dai costi di polizze vita e di impiego, i quali configurano senz'altro costi recurring che -in quanto tali- sono oggetto di rimborso nei limiti del periodo di polizze non goduto del cliente...".

Tali argomentazioni non possono trovare conferma in quanto, nel corso del giudizio, è sopravvenuta la sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea 11.9.2019 (in causa C- 383/18; Lexitor) che ha statuito "L'art. 16, par. 1, della direttiva 2008/48/Ce deve essere interpretato nel senso che il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito in caso di rimborso anticipato del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore".

Tale direttiva è applicabile alla fattispecie in esame in quanto il contratto di finanziamento de quo è stato concluso il 26\3\2014.

Trova quindi applicazione la disciplina del credito ai consumatori del TUB introdotta con D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141 che ha trasposto nell' ordinamento italiano la c.d. seconda direttiva (dir 23\8\08 n. 2008\48 CE).

In particolare, la causa verte sull' interpretazione dell' art. 125 sexies che - riprendendo la previsione dell'art. 16 della citata direttiva- concede al consumatore la facoltà di "imborsare anticipatamente in qualsiasi momento, in tutto o in parte, l'importo dovuto al finanziatore. In tale caso il consumatore ha diritto a una riduzione del costo totale del credito, pari all'importo degli interessi e dei costi dovuti per la vita residua del contratto".

A seguito della citata sentenza della Corte di Giustizia, come evidenziato da autorevole giurisprudenza (Tribunale di Torino, sentenza 21\3\20 edita nelle principali riviste ed anche nella Banca dati Giuffrè), "questa interpretazione, polarizzata sul costo totale del credito fa scemare il peso dell' inciso "dovuti per la restante durata ecc." come criterio di selezione dei costi ammissibili a ripetizione in caso di estinzione anticipata e perciò fa cadere la stessa distinzione tra costi up front e recurring.

L'interpretazione dell'art. 125-sexies TUB della B.I., condivisa dall'ABF, rimettendo all'autonomia negoziale e in definitiva alle determinazioni dell'intermediario, alle quali aderisce il consumatore, la ripartizione dei costi in ripetibili per la residua durata (oneri recurring) e irripetibili (oneri up front), con l'unico limite dell'adeguata informazione e trasparenza, non appare dunque più sostenibile dopo la sentenza Lexitor, come ha riconosciuto la cit. decisione dell'ABF n. 26525/19.

Piuttosto - conclude il Tribunale di Torino- dovrà dirsi che ogni voce di costo funzionalmente legata al finanziamento, che il consumatore decide di rimborsare anticipatamente, deve intendersi per ciò solo "ripartita" sull'intera durata del contratto ed è perciò "dovuta" per il tratto residuo, indipendentemente dal profilo che attiene alla causa del costo... Dopo la sentenza Lexitor, la distinzione tra oneri up front e recurring ha perso ogni rilevanza giuridica -almeno agli effetti del 'art. 125 sexies TUB- visto che entrambe le categorie sono oggi comprese nel "costo totale del credito" e quindi rimborsabili per la frazione pertinente alla "restante durata del contratto".

Tale sentenza, in quanto interpretativa, ha efficacia vincolante ed è direttamente applicabile nel nostro ordinamento come ritenuto dalla giurisprudenza e -proprio in fattispecie similare- anche dal Tribunale di Torino nella citata sentenza alla cui motivazione può quindi farsi richiamo ("L'argomento dei limiti all'efficacia diretta "orizzontale" della direttiva è inconcludente. È vero che una direttiva "non può creare obblighi a carico di un singolo e non può essere fatta valere in quanto tale nei suoi confronti" (Corte giustizia 5.10.2004, nelle cause riunite C-397/01 C-403/01, Pfeiffer et al.); nondimeno la dir. 2008/48/CE è stata trasposta nel diritto nazionale con il cit. D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141 ed è dunque la norma interna, qui l'art. 125-sexies TUB, a essere fonte dei diritti e obblighi delle parti e metro di giudizio della legalità delle clausole contrattuali.

L'art. 125-sexies deve interpretarsi in conformità alla dir. 2008/48/CE di cui costituisce, come a breve si vedrà, fedele trasposizione. Conviene ricordare che l'obbligo di interpretazione conforme è un corollario del principio di leale cooperazione e, in particolare, dell'obbligo degli stati membri di "adottare ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l'esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell'Unione" (art. 4 par. 3 Trattato UE). Destinatari di quest'obbligo sono "tutti gli organi degli stati membri ivi compresi, nell'ambito di loro competenza, quelli giurisdizionali. Ne consegue che nell'applicare il diritto nazionale, e in particolare la legge nazionale espressamente adottata per l'attuazione della direttiva .., il giudice nazionale deve interpretare il proprio diritto nazionale alla luce della lettera e dello scopo della direttiva onde conseguire il risultato" (Corte di giustizia UE 10.4.1984, causa 14/83, V.C. e K. e molte altre conformi). Resta fermo che l'obbligo di interpretazione conforme non può spingersi al punto di imporre un'interpretazione contra legem (cfr. Corte giustizia 24.1.2012 in causa C-282/10, Dominguez).

La natura vincolante dell'interpretazione del diritto comunitario adottata dalla Corte di giustizia è riconosciuta anche dalla Cassazione (vedi tra molte Cass. 3.3.2017 n. 5381; Cass. 8.2.2016 n. 2468; Cass. 11.12.2012 n. 22577), secondo cui tale interpretazione "ha efficacia ultra partes, sicché alle sentenze dalla stessa rese, sia pregiudiziali che emesse in sede di verifica della validità di una disposizione, va attribuito il valore di ulteriore fonte del diritto comunitario, non nel senso che esse creino ex novo norme comunitarie, bensì in quanto ne indicano il significato ed i limiti di applicazione, con efficacia erga omnes nell'ambito della Comunità".

Nella specie, il vincolo interpretativo posto dalla sentenza della Corte 11.9.2019 si afferma attraverso un duplice passaggio. Il primo punto riguarda il regime di pluralismo linguistico vigente nell'Unione e il dato normativo che tutte le lingue ufficiali dell'Unione fanno "ugualmente fede", per quanto concerne l'interpretazione sia dei trattati (art. 55 par. 1 Trattato UE) sia del diritto derivato (art. 358 TFUE, che richiama l'art. 55 Trattato UE). Ora, la pari dignità delle lingue ufficiali e "la necessità che le direttive dell'Unione vengano interpretate in modo uniforme escludono che, in caso di dubbio, il testo di una disposizione sia considerato isolatamente, e impongono, invece, che esso venga interpretato e applicato alla luce dei testi redatti nelle altre lingue ufficiali .. Inoltre, in caso di difformità tra le diverse versioni linguistiche di un testo dell'Unione, la disposizione di cui trattasi deve essere intesa in funzione del sistema e della finalità della normativa di cui fa parte" (Corte Giustizia UE, 15.4.2010, causa C-511/08, punto 51; ivi indicazione di molti altri precedenti conformi).

La necessaria uniformità nell'interpretazione e applicazione del diritto dell'Unione comporta altresì che l'interpretazione dichiarata dalla Corte di giustizia, benché sollecitata dai dubbi innescati dalla versione in lingua polacca faccia stato con riguardo a tutte le altre, riassorbendo e superando equivocità e differenze, vere o apparenti che siano.

La trasposizione del significato "indicato" dalla sentenza della Corte di giustizia, dalla direttiva alle norme di diritto interno adottate al fine dell'attuazione dei relativi obblighi è un secondo passaggio agevole, visto che secondo lo stabile e convincente orientamento della Corte di Giustizia, quando la controversia sottoposta al giudice nazionale verte proprio sull'applicazione delle norme interne di attuazione della direttiva, ed è questo il caso, "questo giudice, visto l'art. 249, terzo comma, CE ora art. 288 comma 3 TFUE, deve presumere che lo Stato, essendosi avvalso del margine di discrezionalità di cui gode in virtù di tale norma, abbia avuto l'intenzione di adempiere pienamente gli obblighi derivanti dalla direttiva considerata" (Corte giustizia UE 5.10.2004, cit., punto 112; in precedenza Corte giustizia UE, 16.12.1993 causa C-334/92, W.M., punto 20).

La presunzione non esclude la possibilità che la direttiva sia stata trasposta in modo non fedele nell'ordinamento nazionale, ma confina il caso dell'interpretazione contra legem del diritto nazionale - comunque non consentita (Corte giustizia UE 24.1.2012, causa C-282/10 e altre ivi richiamate) - a casi di manifesta ed eclatante violazione, quando cioè alla disposizione di diritto interno non possa essere assegnato alcun ragionevole significato compatibile con il significato della direttiva "dichiarato" dalla Corte di giustizia. Al contrario, se tra i plurimi significati che possono trarsi dalla disposizione di diritto interno ce ne è almeno uno compatibile, il giudice è tenuto a conformare la propria interpretazione a quella della Corte".

Conseguentemente, in accoglimento della domanda avanzata dalla odierna appellante, deve essere effettuato il rimborso delle commissioni e del premio assicurativo per il periodo non goduto facendosi applicazione del criterio proporzionale o pro rata temporis.

Conseguentemente, considerato che la residua durata del finanziamento era di 72 mesi la Banca va condannata al pagamento \ rimborso della somma complessiva di Euro. 2170,44 così determinata (e comunque non oggetto di contestazione con riferimento al quantum debeatur):

.- Euro. 1276,20 per residuo commissioni (3.353,40 -pari all' importo previsto a titolo di commissioni-: 120 - numero di rate mensili convenute per il rimborso del prestito- = 27,94 x 72 = 2.012,04 - 735,84 = 1276,20);

.- 894,24 per residuo premio assicurativo (1490,40: 120 = 12,42 x 72 = 894,00).

Su tale importo, in quanto debito di valuta, sono dovuti gli interessi legali decorrenti dalla data della domanda giudiziale al saldo.

III.- La S., con comparsa di costituzione, ha impugnato la sentenza di primo grado per avere riconosciuto il diritto alla signora M. di ottenere il rimborso degli oneri assicurativi nonostante la carenza di legittimazione passiva della Banca ed essendo le uniche destinatarie del pagamento esclusivamente le compagnie assicurative.

Nel caso in esame risulta documentalmente (cfr. art. 3 del contratto) che la banca proposto e collocato la polizza di assicurazione rischi sulla vita contestualmente al finanziamento.

È quindi competente al rimborso per cui è causa.

Stante il collegamento negoziale intercorrente tra il contratto di finanziamento e quello accessorio di assicurazione, compete, infatti, al soggetto erogatore del finanziamento che ha collocato al cliente anche la polizza assicurativa provvedere alla restituzione del premio assicurativo non utilizzato (cfr. Tribunale Milano sez. VI, 05/12/2019, n.11209, edita nella Banca Dati Giuffrè: "In tema di collegamento negoziale tra contratti bancari, qualora in sede di erogazione di un finanziamento venga stipulata una polizza assicurativa, la riscontrata contestualità darà luogo a una presunzione iuris tantum di collegamento, che potrà essere vinta dando prova di totale assenza di funzionalità della polizza a garantire la restituzione del finanziamento, ovvero provando che il mutuo ha rappresentato soltanto l'occasione per offrire al cliente prodotti assicurativi diversi. Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto l'assicurazione - che remunerava il mutuante in caso di morte, invalidità o perdita del lavoro da parte del mutuatario - contestuale al mutuo, in quanto inserita nel medesimo formulario di richiesta del finanziamento e finalizzata a remunerare la banca. Conseguentemente, l'inclusione nel Teg del costo della polizza assicurativa stipulata a protezione del credito ha determinato il superamento del tasso soglia e, dunque, l'usurarietà degli interessi, con dichiarazione della nullità parziale del contratto e la sua gratuità").

IV.- La statuizione sulle spese processuali segue il criterio della soccombenza in entrambi i gradi del giudizio.

Dette spese, in difetto del deposito di nota, vanno liquidate in conformità ai parametri previsti dal D.M. n. 55 del 2014 ritendo il valore della causa pari a quello indicato da parte attrice in sede di iscrizione ed in relazione ai limitati adempimenti processuali effettivamente compiuti in entrambi i gradi del giudizio che è risultato documentale.

P.Q.M.

Il Tribunale di Savona, definitivamente pronunciando nel contraddittorio delle parti, disattesa ogni diversa e contraria istanza, per le ragioni indicate in motivazione, così provvede:

1.- in accoglimento dell' appello, riforma integralmente la sentenza impugnata;

2.- accoglie la domanda di restituzione delle somme trattenute dalla S.C.B. spa e, per l'effetto, condanna la stessa al pagamento a favore della signora M. di Euro 2.170,44 con gli interessi legali decorrenti dalla data della domanda giudiziale al saldo;

3.- condanna la S.C.B. spa al pagamento delle spese processuali che, con attribuzione al difensore per dichiarazione di anticipo, liquida:

.- relativamente al giudizio svoltosi nanti al Giudice di Pace in Euro. 125 per esborsi ed Euro. 1230,00 per compensi al difensore, oltre oneri fiscali, previdenziali e tariffari nella misura di legge;

.- relativamente al giudizio di appello in Euro.174,00 per esborsi ed Euro. 2500,00 per compensi al difensore, oltre oneri fiscali, previdenziali e tariffari nella misura di legge.

Così deciso in Savona, il 14 novembre 2020.

Depositata in Cancelleria il 18 novembre 2020.

Tribunale Roma Sez. XVII, Sent., 22-10-2020

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI ROMA

XVII Sezione civile

in composizione monocratica, nella persona del Giudice dott. Vittorio Carlomagno, ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n. 84412 del R.G.A.C.C. dell'anno 2017, trattenuta in decisione all'udienza del 29.01.20,

tra

I.B. - I.B. S.p.A., P. IVA (...), rappresentata e difesa dall'avv. Carlo Natale,

ATTORE

e

C.S. C.F. (...), rappresentato e difeso dagli avv. Cinzia Nunziata e Antonia Sorrentino,

CONVENUTO

OGGETTO: estinzione anticipata finanziamento.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Il presente giudizio ha ad oggetto l'accertamento negativo del credito del Sig. C.S. richiesto in occasione dell'estinzione anticipata del contratto di finanziamento con delegazione di pagamento sottoscritto dal convenuto il 7.12.10 con I.B. S.p.A.

Infatti, a seguito della richiesta di estinzione anticipata del finanziamento e dell'invio del conteggio estintivo datato 1.02.16, il Sig. C. presentava ad I. delle contestazioni, culminate nella notifica di un atto di citazione dinanzi al Giudice di Pace di Corigliano Calabro, poi non iscritto a ruolo, asserendo di avere diritto alla restituzione di ulteriori somme a titolo di rimborso delle spese poste a suo carico dal contratto.

Sul punto, la Banca attrice assume l'infondatezza di quanto asserito e richiesto dal sig. C., avendo essa fedelmente applicato la disciplina in materia di trasparenza vigente alla data della sottoscrizione del contratto di finanziamento, oltre alle indicazioni della B.I. in materia.

Segnatamente, I.B. deduce di aver pedissequamente applicato l'art. 125 sexies TUB e le disposizioni di attuazione dettate dalla B.I. nella predisposizione della documentazione contrattuale e di trasparenza che è stata allegata all'atto di citazione e di aver, altresì, rispettato l'interpretazione autentica delle norme di trasparenza dettata da B.I. agli Intermediari Vigilati operanti nel comparto della Cessione del Quinto ex D.P.R. n. 180 del 1950 fornita dall'Autorità di Vigilanza.

In base all'interpretazione dell'art. 125 sexies TUB resa dalla B.I., nei contratti di finanziamento e nella relativa modulistica di trasparenza vi doveva essere una chiara differenziazione tra i c.d. costi "up front" (non rimborsabili in caso di estinzione del finanziamento) e "recurring" (ossia rimborsabili per quota parte in caso di estinzione anticipata del finanziamento).

Secondo la Banca attrice, i primi comprenderebbero i costi riguardanti attività che "si consumano" con la formalizzazione del rapporto di finanziamento, trovando svolgimento nella loro pienezza indipendentemente dalla durata del rapporto. Per essi non vi sarebbe motivo di determinare quote parti da restituire in caso di estinzione anticipata, essendo remunerativi delle attività prodromiche all'avvio del piano di ammortamento.

La categoria dei costi recurring comprenderebbe, invece, quelli connessi alla esecuzione del piano di ammortamento. In caso di estinzione anticipata, i costi recurring vengono restituiti al cliente per la quota parte non maturata, poiché, estinguendosi anticipatamente il rapporto, ne viene meno la ragione per una quota parte, appunto quella non ancora maturata alla data di efficacia della chiusura anticipata del rapporto,

Pertanto, a detta di parte attrice, soltanto questi ultimi dovrebbero considerarsi ripetibili in quota parte in caso di estinzione anticipata (cf. Orientamenti di Vigilanza in materia di cessione del quinto di Marzo 2018, par.par. III, punti 12 e 15).

Conseguentemente, sia il contratto di finanziamento che il conteggio di estinzione anticipata avrebbero tenuto conto dell'indicata distinzione tra costi up-front e recurring, atteso che, nel contratto sottoscritto dal Sig. C., costituivano costi up front, oltre agli oneri erariali, le spese di istruttoria, le commissioni di attivazione e i costi di intermediazione del prestito, essendo rispettivamente remunerativi di attività e spese prodromiche, preliminari e contestuali alla concessione del finanziamento e relative a fasi precedenti e/o contestuali all'erogazione del finanziamento e all'avvio del periodo di ammortamento (spese di istruttoria e commissioni di attivazione). Si sarebbe inoltre trattato di costi una tantum a fronte di una prestazione completamente eseguita ed esaurita con l'erogazione del finanziamento, e di pertinenza di un soggetto terzo rispetto alla banca stessa (costi di intermediazione).

Conformemente a quanto esposto, l'art. 2 del contratto di finanziamento, rubricato "Estinzione Anticipata", prevede quanto segue: "2. Estinzione anticipata. In tutte le ipotesi di estinzione anticipata del prestito, ivi compresa quella per volontà del cedente, questi dovrà immediatamente versare l'importo del capitale residuo, calcolato come somma del valore attuale al tasso nominale del prestito (T.A.N.) delle rate non ancora scadute alla data di anticipato adempimento, più gli eventuali interessi ed altri oneri maturati fino a quel momento, nonché il compenso convenuto nel limite di legge dell'1% del capitale residuo. 2.1. Resta espressamente convenuto che in caso di estinzione anticipata gli importi indicati alle lettere A), B), D), F), e le spese di gestione documentale del prospetto economico non saranno rimborsabili come pure quelli esposti nel successivo punto 9, Gli importi indicati alle lettere C) ed E) saranno invece rimborsati al cedete per la sola quota non maturata, mentre gli importi indicati alla lettera G) dovranno essere rimborsati al cedente da parte della C.A., secondo quanto previsto dalle condizioni di polizza."

La domanda attorea è infondata e non merita accoglimento per le ragioni appresso indicate.

Essa si basa sulla nota distinzione tra i cosiddetti costi recurring e quelli up front, rilevante ai fini della riduzione dei costi dei finanziamenti anticipatamente estintiti, disciplinati dall'art. 125 sexies TUB, introdotto dall'art. 1, comma 1D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.

Secondo un primo orientamento (cfr. ex multis, ABF, collegio di Napoli, decisione n. 3248, 7.02.2018, la quale fa riferimento ad un "orientamento ormai pacifico e condiviso"), l'art. 125 sexies, D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 384 (cd. "TUB") sembrerebbe circoscrivere, sul piano strettamente letterale, la riduzione dei costi a carico del cliente esclusivamente a quelli dipendenti dalla durata del rapporto contrattuale (commissioni e oneri recurring), laddove è previsto che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il cliente ha il diritto ad una riduzione del costo totale del credito, "pari" all'importo degli interessi e "dei costi dovuti per la vita residua del contratto".

Al contrario, detta riduzione, e dunque l'obbligo restitutorio in capo al mutuante in caso di pagamento anticipato, non riguarderebbe gli oneri up front, trattandosi di spese a carattere istantaneo e prodromiche alla stessa concessione del credito.

Orbene, prima di esaminare la domanda che si fonda essenzialmente sulla qualificazione dei costi oggetto del reclamo avanzato dal Sig. C. in termini di costi up front, occorre prendere atto della sopravvenuta pronuncia della Corte di Giustizia, sentenza 22 settembre 2019 causa 383/2018 (cd. sentenza Lexitor).

La Corte di Giustizia, infatti, a seguito della domanda di pronuncia pregiudiziale ai sensi dell'art. 267 TFUE, ha interpretato l'art. 16, par. 1 della Direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori, nel senso che "il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore", compresi, quindi, quelli non dipendenti dalla durata del rapporto (up front). Interpretazione, questa, coerente con gli obiettivi di rafforzamento della tutela del consumatore perseguiti dalla direttiva del 2008, oltre che con il tenore letterale (cfr. art. 16 cit. nella parte in cui, nel riferirsi al costo totale del credito, "comprende" anche i costi dovuti per la restante parte del contratto) e con il contesto storico-sistematico in cui si colloca la citata disposizione (avendo il predetto articolo sostituito alla nozione generica di "equa riduzione", di cui all'art. 8 della direttiva 87/102, successivamente abrogata, la nozione più precisa di "riduzione totale del costo del credito").

La citata pronuncia della Corte di Giustizia incide anche sul caso di specie, nonostante abbia ad oggetto l'art. 16 direttiva 2008/48 e non anche l'art. 125 sexies TUB,.

Si rileva, infatti, la sostanziale identità tra le disposizioni sopra richiamate, posto che entrambe prevedono il diritto del consumatore, in caso di estinzione anticipata, alla riduzione del costo totale del credito, intendendosi con tale accezione "gli interessi e tutti gli altri costi, incluse le commissioni, le imposte e le altre spese, ad eccezione di quelle notarili, che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il finanziatore è a conoscenza" (cfr. art. 121 lett. e) TUB, analogamente all'art. 3 lett. g) della direttiva 2008/48).

Ciò posto, l'art. 125 sexies TUB costituisce senz'altro norma attuativa di quella sovranazionale, la quale, infatti, "lungi dal risultare inattuata o parzialmente recepita, è stata compiutamente trasposta nell'ordinamento interno (....)", con conseguente operatività della norma nazionale di recepimento nei rapporti orizzontali di prestito tra clienti e banche (cfr. decisione del Collegio di coordinamento ABF, n. 26525 del 17 dicembre 2019).

Alla luce delle anzidette considerazioni, si impone pertanto un'interpretazione dell'art. 125 sexies TUB conforme al diritto europeo e dunque, nella specie, all'art. 16 par. 1 della direttiva 2008/48 alla stregua della recente pronuncia della Corte di Giustizia, rilevante anch'essa quale fonte di diritto oggettivo. È pacifico, infatti, come l'interpretazione delle norme comunitarie ad opera della CGUE abbia carattere vincolante per il giudice nazionale, il quale è tenuto a darne applicazione anche con riferimento ai rapporti giuridici sorti e costituti prima della sentenza interpretativa, la quale, avendo natura dichiarativa, ha effetto retroattivo con il solo limite dei rapporti esauriti o coperti dal giudicato (cfr. ex multis Cass. 2468/2016).

Del resto, solo così interpretando la disposizione nazionale sarebbe possibile da una parte, assicurare una maggior tutela al consumatore, coerentemente con gli obiettivi perseguiti dalla direttiva in questione e, dall'altra, attribuire alla disposizione del TUB carattere innovativo rispetto alle regole di diritto generale; detto altrimenti, i costi dipendenti dalla durata del rapporto (recurring) in quanto sprovvisti di una valida causa debendi limitatamente al periodo successivo all'estinzione, ove corrisposti sarebbero comunque suscettibili di ripetizione ai sensi dell'art. 2033 c.c., mentre la non ripetibilità dei costi up front, trattandosi di compensi relativi a prestazioni scadute, potrebbe comunque desumersi dalle regole generali dettate nell'ambito dei rapporti di durata, e in particolare, dall'art. 1373 c.c.

Alla luce delle argomentazioni testé riportate, questo Giudice ritiene che l'art. 125 sexies TUB debba interpretarsi conformemente al principio di diritto posto dalla CGUE, nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front.

Pertanto, la clausola negoziale con la quale la I. ha escluso il diritto del cliente ad ottenere il rimborso dei costi di cui alle lettere A, B, D ed F, in ragione della natura up front dei medesimi, è da considerare nulla in quanto contrastante con l'art. 125 sexies TUB, interpretato alla luce della sentenza della CGUE, trattandosi di norma derogabile solo in senso più favorevole al cliente (cfr. art. 127, co. 1 TUB, con riferimento alle disposizioni di cui al titolo VI).

Alla nullità dell'art. 2.1 del contratto di finanziamento consegue la ripetibilità, da parte del mutuatario, di tutti i costi anticipati dal sig. C. (sia recurring che up front), sicché la domanda attorea va integralmente rigettata.

P.Q.M.

Il Tribunale di Roma, XVII Sez. Civile, definitivamente pronunciando, disattesa o assorbita ogni altra domanda ed eccezione,

rigetta la domanda di parte attrice;

accerta e dichiara la nullità della clausola di cui all'art. 2.1. del contratto di finanziamento numero (...) del 7.12.10;

condanna parte attrice alla rifusione in favore del convenuto delle spese di lite, che liquida in Euro 3000,00, oltre IVA, CPA rimborso spese generali, da distrarsi in favore degli avv. Cinzia Nunziata e Antonia Sorrentino.

Così deciso in Roma, il 19 ottobre 2020.

Depositata in Cancelleria il 22 ottobre 2020.

Tribunale Roma Sez. XVII, Sent., 16-09-2020

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI ROMA

XVII Sezione civile

in composizione monocratica, nella persona del Giudice dott. Fausto Basile, ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n. 80761 del R.G.A.C.C. dell'anno 2017, e vertente

tra

I.B. - I.B.L. S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa, giusta procura a margine dell'atto di citazione, dall'Avv ed elettivamente domiciliata presso il suo studio in Roma, via ;

ATTRICE

e

F.E. (C.F. (...));

CONVENUTO CONTUMACE

OGGETTO: estinzione anticipata finanziamento.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con atto di citazione notificato in data 6/12/2017, I.B. S.p.A. ha evocato in giudizio, dinanzi all'intestato Tribunale, F.E., rassegnando le seguenti conclusioni "In via principale: accertare e dichiarare che l'art. 3 del contratto indicato in premessa è conforme alla normativa vigente al tempo della sottoscrizione in materia di estinzione anticipata; accertare e dichiarare la correttezza, conformemente alla disciplina contrattuale, del debito residuo quantificato in sede di chiusura anticipata del rapporto e per l'effetto accertare e dichiarare l'inesistenza di alcun diritto di credito del Sig. F. nei confronti della I.B. SpA per effetto dell'estinzione anticipata del finanziamento sottoscritto; con vittoria di spese di lite competenze ed onorari, rimborso spese generali, IVA e CPA".

Nonostante la rituale notificazione dell'atto introduttivo, F.E. non si è costituito in giudizio e, alla prima udienza del 9.05.2019, è stata dichiarata la sua contumacia.

La causa è stata istruita attraverso l'acquisizione dei documenti prodotti da parte attrice con l'atto introduttivo.

All'udienza a trattazione scritta del 10.06.2020, sulle conclusioni trascritte in epigrafe, la causa è stata trattenuta in decisione, previa assegnazione dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica.

Il presente giudizio ha ad oggetto l'accertamento negativo del credito del Sig. F.E. richiesto in occasione dell'estinzione anticipata del contratto di finanziamento con delegazione di pagamento sottoscritto dal convenuto con I.B. S.p.A.

Infatti, a seguito della richiesta di estinzione anticipata del finanziamento e dell'invio del conteggio estintivo, in data 26.10.2017, il Sig. F. inviava alla Banca un reclamo con il quale asseriva di avere diritto alla restituzione di ulteriori somme a titolo di rimborso delle commissioni di attivazione, di gestione e dei costi di intermediazione per l'importo complessivo di Euro 2.882,43.

Sul punto, la Banca attrice assume infondatezza di quanto asserito e richiesto dal sig. F., avendo essa fedelmente applicato la disciplina in materia di trasparenza vigente alla data della sottoscrizione del contratto di finanziamento il 20.06.2013, oltre alle indicazioni della B.I. in materia.

Segnatamente, I.B. deduce di aver pedissequamente applicato l'art. 125 sexies TUB e le disposizioni di attuazione dettate dalla B.I. nella predisposizione della documentazione contrattuale e di trasparenza che è stata allegata all'atto di citazione e di aver, altresì, rispettato l'interpretazione autentica delle norme di trasparenza dettata da B.I. agli Intermediari Vigilati operanti nel comparto della Cessione del Quinto ex D.P.R. n. 180 del 1950 fornita con le Comunicazioni interpretative del novembre 2009, dell'aprile 2011 e da ultimo negli Orientamenti di Vigilanza del marzo 2018.

In base all'interpretazione dell'art. 125 sexies TUB resa dalla B.I., nei contratti di finanziamento e nella relativa modulistica di trasparenza vi doveva essere una chiara differenziazione tra i c.d. costi "up front" (non rimborsabili in caso di estinzione del finanziamento) e "recurring" (ossia rimborsabili per quota parte in caso di estinzione anticipata del finanziamento).

Secondo la Banca attrice, i primi comprenderebbero i costi riguardanti attività che "si consumano" con la formalizzazione del rapporto di finanziamento, trovando svolgimento nella loro pienezza indipendentemente dalla durata del rapporto. Per essi non vi sarebbe motivo di determinare quote parti da restituire in caso di estinzione anticipata, essendo remunerativi delle attività prodromiche all'avvio del piano di ammortamento.

La categoria dei costi recurring comprenderebbe, invece, quelli connessi alla esecuzione del piano di ammortamento. In caso di estinzione anticipata, i costi recurring vengono restituiti al cliente per la quota parte non maturata, poiché, estinguendosi anticipatamente il rapporto, ne viene meno la ragione per una quota parte, appunto quella non ancora maturata alla data di efficacia della chiusura anticipata del rapporto,

Pertanto, a detta di parte attrice, soltanto questi ultimi dovrebbero considerarsi ripetibili in quota parte in caso di estinzione anticipata (cf. Orientamenti di Vigilanza in materia di cessione del quinto di Marzo 2018, par.par. III, punti 12 e 15).

Conseguentemente, sia il contratto di finanziamento che il conteggio di estinzione anticipata avrebbero tenuto conto dell'indicata distinzione tra costi up-front e recurring, atteso che, nel contratto sottoscritto dal Sig. F., costituivano costi up front, oltre agli oneri erariali, le spese di istruttoria, le commissioni di attivazione e i costi di intermediazione del prestito, essendo rispettivamente remunerativi di attività e spese prodromiche, preliminari e contestuali alla concessione del finanziamento e relative a fasi precedenti e/o contestuali all'erogazione del finanziamento e all'avvio del periodo di ammortamento (spese di istruttoria e commissioni di attivazione). Si sarebbe inoltre trattato di costi una tantum a fronte di una prestazione completamente eseguita ed esaurita con l'erogazione del finanziamento, e di pertinenza di un soggetto terzo rispetto alla banca stessa (costi di intermediazione).

Conformemente a quanto esposto, l'art. 3 del contratto di finanziamento, rubricato "Estinzione Anticipata, indennizzo e spese non rimborsabili", prevedeva quanto segue: "In tutte le ipotesi di estinzione anticipata del prestito, ivi compresa quella per volontà del mutuatario, questi dovrà immediatamente versare l'importo del capitale residuo. Calcolato come somma del valore attuale al tasso nominale del prestito (T.A.N.) delle rate non ancora scadute alla data di anticipato adempimento, più gli eventuali interessi ed altri oneri maturati fino a quel momento. Per tali ipotesi il mutuatario ha diritto ad un indennizzo che non può superare l'1% dell'importo del debito residuo se la vita residua del prestito è superiore a un anno, ovvero lo 0,5% del medesimo importo se la vita residua del prestito è pari o inferiore ad un anno. In ogni caso, l'indennizzo non può superare l'importo degli interessi che il mutuatario avrebbe pagato per la vita residua del contratto. L'indennizzo non è in ogni caso dovuto se l'importo rimborsato anticipatamente corrisponde all'intero debito residuo ed è pari o inferiore ad Euro 10.000. Resta espressamente convenuto che in caso di estinzione anticipata gli importi indicati alle lettere A), B), E), F), e le spese di gestione documentale del prospetto economico non saranno rimborsabili come pure quelli esposti nel punto 12 (spese di imposte di bollo). Gli importi indicati nelle lettere C) commissioni di gestione e D) saranno invece rimborsabili al mutuatario per la sola quota non maturata".

La domanda attorea è infondata e non merita accoglimento per le ragioni appresso indicate.

Essa si basa sulla nota distinzione tra i cosiddetti costi recurring e quelli up front, rilevante ai fini della riduzione dei costi dei finanziamenti anticipatamente estintiti, disciplinati dall'art. 125 sexies TUB, introdotto dall'art. 1, comma 1D.Lgs. 13 agosto 2010, n. 141.

Secondo un primo orientamento (cfr. ex multis, ABF, collegio di Napoli, decisione n. 3248, 7.02.2018, la quale fa riferimento ad un "orientamento ormai pacifico e condiviso"), l'art. 125 sexies, D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 384 (cd. "TUB") sembrerebbe circoscrivere, sul piano strettamente letterale, la riduzione dei costi a carico del cliente esclusivamente a quelli dipendenti dalla durata del rapporto contrattuale (commissioni e oneri recurring), laddove è previsto che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il cliente ha il diritto ad una riduzione del costo totale del credito, "pari" all'importo degli interessi e "dei costi dovuti per la vita residua del contratto".

Al contrario, detta riduzione, e dunque l'obbligo restitutorio in capo al mutuante in caso di pagamento anticipato, non riguarderebbe gli oneri up front, trattandosi di spese a carattere istantaneo e prodromiche alla stessa concessione del credito.

Orbene, prima di esaminare la domanda che si fonda essenzialmente sulla qualificazione dei costi oggetto del reclamo avanzato dal Sig. F. in termini di costi up front, occorre prendere atto della sopravvenuta pronuncia della Corte di Giustizia, sentenza 22 settembre 2019 causa 383/2018 (cd. sentenza Lexitor).

La Corte di Giustizia, infatti, a seguito della domanda di pronuncia pregiudiziale ai sensi dell'art. 267 TFUE, ha interpretato l'art. 16, par. 1 della Direttiva 2008/48/CE, relativa ai contratti di credito ai consumatori, nel senso che "il diritto del consumatore alla riduzione del costo totale del credito include tutti i costi posti a carico del consumatore", compresi, quindi, quelli non dipendenti dalla durata del rapporto (up front). Interpretazione, questa, coerente con gli obiettivi di rafforzamento della tutela del consumatore perseguiti dalla direttiva del 2008, oltre che con il tenore letterale (cfr. art. 16 cit. nella parte in cui, nel riferirsi al costo totale del credito, "comprende" anche i costi dovuti per la restante parte del contratto) e con il contesto storico-sistematico in cui si colloca la citata disposizione (avendo il predetto articolo sostituito alla nozione generica di "equa riduzione", di cui all'art. 8 della direttiva 87/102, successivamente abrogata, la nozione più precisa di "riduzione totale del costo del credito").

La citata pronuncia della Corte di Giustizia incide anche sul caso di specie, nonostante abbia ad oggetto l'art. 16 direttiva 2008/48 e non anche l'art. 125 sexies TUB,.

Si rileva, infatti, la sostanziale identità tra le disposizioni sopra richiamate, posto che entrambe prevedono il diritto del consumatore, in caso di estinzione anticipata, alla riduzione del costo totale del credito, intendendosi con tale accezione "gli interessi e tutti gli altri costi, incluse le commissioni, le imposte e le altre spese, ad eccezione di quelle notarili, che il consumatore deve pagare in relazione al contratto di credito e di cui il finanziatore è a conoscenza" (cfr. art. 121 lett. e) TUB, analogamente all'art. 3 lett. g) della direttiva 2008/48).

Ciò posto, l'art. 125 sexies TUB costituisce senz'altro norma attuativa di quella sovranazionale, la quale, infatti, "lungi dal risultare inattuata o parzialmente recepita, è stata compiutamente trasposta nell'ordinamento interno (....)", con conseguente operatività della norma nazionale di recepimento nei rapporti orizzontali di prestito tra clienti e banche (cfr. decisione del Collegio di coordinamento ABF, n. 26525 del 17 dicembre 2019).

Alla luce delle anzidette considerazioni, si impone pertanto un'interpretazione dell'art. 125 sexies TUB conforme al diritto europeo e dunque, nella specie, all'art. 16 par. 1 della direttiva 2008/48 alla stregua della recente pronuncia della Corte di Giustizia, rilevante anch'essa quale fonte di diritto oggettivo. È pacifico, infatti, come l'interpretazione delle norme comunitarie ad opera della CGUE abbia carattere vincolante per il giudice nazionale, il quale è tenuto a darne applicazione anche con riferimento ai rapporti giuridici sorti e costituti prima della sentenza interpretativa, la quale, avendo natura dichiarativa, ha effetto retroattivo con il solo limite dei rapporti esauriti o coperti dal giudicato (cfr. ex multis Cass. 2468/2016).

Del resto, solo così interpretando la disposizione nazionale sarebbe possibile da una parte, assicurare una maggior tutela al consumatore, coerentemente con gli obiettivi perseguiti dalla direttiva in questione e, dall'altra, attribuire alla disposizione del TUB carattere innovativo rispetto alle regole di diritto generale; detto altrimenti, i costi dipendenti dalla durata del rapporto (recurring) in quanto sprovvisti di una valida causa debendi limitatamente al periodo successivo all'estinzione, ove corrisposti sarebbero comunque suscettibili di ripetizione ai sensi dell'art. 2033 c.c., mentre la non ripetibilità dei costi up front, trattandosi di compensi relativi a prestazioni scadute, potrebbe comunque desumersi dalle regole generali dettate nell'ambito dei rapporti di durata, e in particolare, dall'art. 1373 c.c.

Alla luce delle argomentazioni testé riportate, questo Giudice ritiene che l'art. 125 sexies TUB debba interpretarsi conformemente al principio di diritto posto dalla CGUE, nel senso che, in caso di estinzione anticipata del finanziamento, il consumatore ha diritto alla riduzione di tutte le componenti del costo totale del credito, compresi i costi up front.

Pertanto, la clausola negoziale (art. 3) con la quale la IBL ha escluso il diritto del cliente ad ottenere il rimborso dei costi di cui alle lettere A, B, D ed F, in ragione della natura up front dei medesimi, è da considerare nulla in quanto contrastante con l'art. 125 sexies TUB, interpretato alla luce della sentenza della CGUE, trattandosi di norma derogabile solo in senso più favorevole al cliente (cfr. art. 127, co. 1 TUB, con riferimento alle disposizioni di cui al titolo VI).

Alla nullità dell'art. 3 del contratto di finanziamento consegue la ripetibilità, da parte del mutuatario, di tutti i costi anticipati dal sig. F.E. (sia recurring che up front), sicché la domanda attorea va integralmente rigettata.

Nulla quanto alle spese di lite, non essendosi costituito in giudizio parte convenuta.

P.Q.M.

Il Tribunale di Roma, XVII Sez. Civile, definitivamente pronunciando, disattesa o assorbita ogni altra domanda ed eccezione, rigetta la domanda.

Così deciso in Roma, il 16 settembre 2020.

Depositata in Cancelleria il 16 settembre 2020.