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Tribunale Udine 27.7.2011

Autorità:  Tribunale  Udine
Data:  27 luglio 2011
Classificazione

RESPONSABILITA' CIVILE (EXTRACONTRATTUALE, alias AQUILIANA) - Professionisti medici e paramedici

                              REPUBBLICA ITALIANA
           IL TRIBUNALE DI UDINE - SEZIONE DISTACCATA DI PALMANOVA -
                      (giudice unico dott. Andrea Fraioli)
                          IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
ha emesso la seguente
                                  SENTENZA
nella  causa civile iscritta al n. ... del ruolo contenzioso generale
dell'anno  2008  (introdotta  con  atto  di  citazione  notificato il
...2008)  trattenuta in decisione all'udienza del ...2011 con termini
di  giorni  60  per il deposito delle comparse conclusionali e giorni
20 per le repliche, vertente
                                 tra
CAIA
(rappresentata  e  difesa  dagli  avvocati  ...  con domicilio eletto
presso  lo  studio  dei  medesimi  in Udine, via ... come da delega a
margine dell'atto di citazione)
                                                                          attore
                                  e
AZIENDA SANITARIA ALFA - in persona del legale rappresentante p.t.
(rappresentata  difesa  dall'avv.  ... con domicilio eletto presso lo
studio  del medesimo in Udine, via ... come da delega in margine alla
comparsa di costituzione)
                                                                       convenuta
(oggetto: trattamenti sanitari/responsabilità professionale)
- CONCLUSIONI -
ATTORE:  in via principale come da prima memoria ex art. 183, di data
08.09.2008;  in via istruttoria insiste per l'ammissione dei capitoli
di  prova  di  cui  alla  seconda memoria ex art. 183 del 15.10.2008;
insiste  altresì  per  il richiamo del CTU a chiarimenti per i motivi
già  dedotti (quindi, "In via principale: accertare la responsabilità
della  parte  convenuta  nella causazione del danno per cui è causa e
condannarla  a  risarcire  all'attrice  tutti  i  danni  cagionati, a
titolo  di  danno  patrimoniale,  biologico,  morale ed esistenziale,
tenuto  conto anche del complessivo peggioramento dello stile di vita
conseguente  alla  perdita  totale  della vista nell'occhio sinistro.
Condannare,  pertanto,  parte  convenuta  al pagamento della somma di
euro.  51.281,72,  o  quella maggiore o minore che sarà di giustizia,
con  interessi  di  legge  e  rivalutazione  monetaria dalla data del
fatto  all'effettivo  saldo.  Spese,  diritti  ed  onorari  di  causa
rifusi.. In via istruttoria ...)
CONVENUTA:  nel  merito  come  da comparsa di costituzione e risposta
del  05.06.2008  e  in  via  istruttoria  si  oppone  al  richiamo  a
chiarimenti  del CTU per i motivi di cui agli atti; si oppone altresì
all'ammissione  delle  prove  richieste  richiamandosi sul punto alla
propria    memoria    del  27.10.2008  (quindi,  "adversis  reiectis,
rigettare  la  domanda attorea perché infondata in fatto e in diritto
per  le  ragioni  di  cui  in narrativa. Spese ed onorari di lite ...
rifusi. In via istruttorie ...)

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

A fondamento della pretesa fatta valere l'attrice afferma di aver ricevuto un pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale a causa dell'errato trattamento terapeutico posto in essere in occasione e a seguito dell'intervento chirurgico di "facoelmulsificazione di cataratta e impianto di IOL in c.p. in anestesia locale" all'occhio sinistro del 05.10.2004.

Più in particolare si espone in citazione che prima di sottoporsi al detto intervento aveva eseguito una visita oculistica presso il medesimo reparto dell'Azienda Alfa, Unità Operativa Complessa di Oculistica; che, successivamente all'operazione di facoemulsificazione del nucleo con inserimento del cristallino artificiale, era stata sottoposta a visita oculistica, in esito alla quale i sanitari avevano deciso di riportarla in sala operatoria, "poiché si rendeva necessaria la sostituzione della IOL (lente intraoculare) precedentemente impiantata"; che dopo poche ore dall'esecuzione del secondo intervento (di rimozione del cristallino prima inserito e impianto di nuova IOL con potere rifrattivo adeguato), la paziente era dimessa, con prescrizione di una visita di controllo per il giorno successivo; che "dal foglio del registro operatorio d.d. 05.10.2004 appare la cancellazione sull'indicazione della prima lente impiantata alla paziente" (doc. 1 pag. 10); che nei mesi successivi proseguiva quindi un defatigante iter, con vari controlli presso il reparto specialistico del nosocomio ...; che in occasione delle successive visite la paziente continuava a riferire di "vedere buio" e "ciò nondimeno neppure ai successivi controlli è stata effettuata la misurazione del visus", limitandosi il personale a spiegare il disturbo lamentato con l'asserita presenza di una "bolla d'aria" nell'occhio sinistro; che il 20.01.2005, a seguito di visita presso il Policlinico Universitario ..., si riscontrava il distacco della retina dell'occhio sinistro (doc. 3), con prescrizione di ulteriore trattamento chirurgico; che il 31.01.2005 veniva sottoposta a intervento chirurgico di "cerchiaggio, vitrectomia a tre vie via pars plana,rimozione parziale della ialoide posteriore estremamente aderente alla retina, scambio BSS plus/aria, endolaser, crioapplicazione, scambio aria/olio di silicone" (doc. 5); che nel prosieguo eseguiva la terapia domiciliare e si recava alle visite di controllo programmate, fino a un ulteriore intervento di revisione vitrectomia ed iniezione sostituti vitreali all'occhio sinistro del 06.06.2005 (doc. 8); che a seguito dell'ennesima operazione "di vitrectomia e cerchiaggio" il visus rimaneva invariato rispetto ai precedenti ricoveri, insuscettibile di miglioramento.

Dedotta quindi la responsabilità contrattuale dell'Azienda sanitaria nei termini meglio indicati negli scritti difensivi, anche mercé rimando alla perizia medica, la parte proponente ha chiesto l'accoglimento delle conclusioni riportate in epigrafe.

Costituitasi in giudizio la predetta convenuta, senza contestare la scansione dei fatti, ha tuttavia negato la fondatezza della domanda, avendo il personale della struttura tenuto un comportamento improntato a diligenza e professionalità.

Evidenzia tra l'altro come "la conclamata cataratta dell'occhio sinistro impedisse una compiuta e precisa esplorazione del bulbo oculare", con aumento dei rischi già connaturati al tipo di attività posta in essere; che infatti, se l'errore nel calcolo biometrico è innegabile, esso non costituisce di per sé un inadempimento perché "estrinsecazione di quell'alea presente in ogni intervento chirurgico, che sfugge all'umano controllo"; che più in particolare "la seconda parte dell'intervento complesso del 05.10.2005" (2004) non può considerarsi "una causa scatenante del distacco della retina"; che propriamente il distacco della retina si è manifestato intorno al successivo mese di gennaio e risulta "arduo e opinabile affermare che tra i due eventi esista un diretto rapporto di causa/effetto", che in definitiva la problematica lamentata rappresentava un pericolo costante e assai concreto per la sig.ra Caia indipendentemente dall'intervento di facoelmulsificazione di cataratta.

Venendo dunque al merito delle questioni introdotte vale anzitutto richiamare che, come ormai compiutamente delineato dalla giurisprudenza di legittimità, la materia della c.d. colpa medica (espressione di sintesi che può indicare sia la responsabilità della struttura sanitaria sia quella professionale da contatto sociale del medico) è da ricondurre all'area dell'illecito contrattuale.

Ne discende, sul piano del riparto dell'onere probatorio, che l'attore - soggetto che si afferma danneggiato - deve limitarsi a dimostrare l'esistenza del contratto (o del contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia, allegando poi l'inadempimento del debitore come astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato; rimane invece a carico del convenuto la prova che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante (Cass. sez. un. 577 del 11/01/2008).

Il danno, secondo quanto prospettato in citazione, si compendia nel fatto che "prima dell'esecuzione dell'intervento di facoemulsificazione dd. 05.10.2004, il visus OS era pari a 5/10 con lenti di - 2,50sf e - 0,75 cyl a 100", mentre attualmente "il visus OS è pari a 1/100 n.m.c.l.", con una "una sensazione di pesantezza e gonfiore ed una lieve ptosi palpebrale, patologie assenti in origine e conseguenti all'operazione di sostituzione della lente intraoculare".

Quanto invece al nesso causale la parte proponente allega che la condotta negligente dei medici, in termini di "errore nel calcolo biometrico prodromico all'impianto della lente intraoculare, con conseguente scelta errata di quest'ultima" e di mancata tempestiva diagnosi del distacco retinico, ha determinato l'attuale quadro problematico.

In buona sostanza si afferma che "il distacco della retina ... è stato determinato dal secondo intervento, che poteva essere evitato se fosse stato eseguito correttamente il calcolo biometrico ... e comunque se diagnosticato tempestivamente di certo il visus residuo sarebbe stato senz'altro migliore" (così la relazione medica dimessa dall'attrice).

Nella fattispecie, sull'esistenza del titolo (contratto - contatto sociale) non vi è alcuna contestazione, come pure incontroversa è l'esistenza attuale del pregiudizio riferito.

L'indagine va quindi focalizzata sul nesso causale.

Posto che l'Azienda sanitaria convenuta ha articolato una diversa ipotesi ricostruttiva, motivando sull'inefficienza causale dell'errore, sul problema del rapporto tra operato medico e danno lamentato è stata disposta specifica consulenza tecnica d'ufficio.

Il CTU, ripercorsi i vari contatti dell'attrice con il personale medico, verificate le relative risultanze e operate le opportune visite, ha concluso ritenendo di non cogliere un adeguato nesso di causa tra l'errore biometrico, l'esecuzione del "secondo" intervento e le complicanze sopraggiunte.

Il parere del consulente segnala in particolare che "il distacco" possa essersi manifestato "post e non propter", anche in considerazione "della documentata preesistenza di lesioni a carico della retina dell'occhio sinistro" ( "precedente intervento di foto coagulazione laser in OS per degenerazione o rotture retiniche medio periferiche").

A seguito di assegnazione di specifico termine per dedurre, alla relazione del CTU sono stati mossi vari rilievi critici, sintetizzati nelle osservazioni alla CTU di data 18.06.2010.

Segnatamente, si ribadisce che l'errore biometrico è stato determinato da negligenza; che dunque il secondo intervento era senz'altro evitabile; che pertanto "si può concludere senza alcun dubbio per la sussistenza del nesso di causalità tra l'errore biometrico, che ha indotto il chirurgo a procedere a nuovo intervento, senz'latro questo più traumatico e delicato del primo e per giunta senza un adeguato consenso informato, e il distacco della retina"; che la cartella clinica risulta "incompleta e lacunosa .. mancano informazioni cliniche importanti ed utili ... mancano le certificazioni dei controlli che la stessa paziente ha eseguito".

Per quanto concerne tale ultimo aspetto vale subito chiarire che la tematica inerente alla completezza della cartella non è stata allegata dalla parte attrice entro il termine per il deposito della prima memoria ex art. 183, comma 6, c.p.c.

A prescindere dal fatto che si indicano rilevanti difetti informativi senza tuttavia che sia specificato in cosa dette omissioni più esattamente consistano, non possono evidentemente essere introdotti temi di indagine nuovi al di fuori della scansione processuale prevista, determinandosi altrimenti un evidente pregiudizio dei diritti dell'altra parte, che non può adeguatamente contro dedurre.

Con riguardo alla natura dell'operazione, mentre si è già detto delle conclusioni del CTU mette conto pure considerare quanto esposto dal consulente di parte convenuta, il quale ha osservato come errori incolpevoli siano bensì possibili nell'intervento in questione e non a caso tale evenienza è rappresentata nell'acquisizione del consenso informato.

Secondo detta tesi dunque, pur nell'ambito di una condotta osservante della migliore metodica, l'errore biometrico può sempre verificarsi.

In ogni caso, pur ritenendo nondimeno configurabile una colpa nella determinazione dell'errore del "primo intervento", reputa questo giudice che sulla scorta di quanto emerso non possa affermarsi che l'(eventuale) inadempimento sia qualificato, cioè efficiente rispetto alla produzione del danno.

Deve ritenersi cioè che, pure in ipotesi di esatto adempimento, la condizione del danneggiato sarebbe stata nella sostanza la medesima, di talché il secondo intervento, ancorché originato da un primo errore (in ipotesi colpevole), non è stato causale dell'attuale pregiudizio.

In sede di risposta alle osservazioni del consulente di parte attrice, il CTU ha ribadito che, a una ricerca "basata su interpretazioni di carattere scientifico e sui dati di esperienza specialistica, con la ricostruzione della più accreditabile fenomenologia biologica di quanto occorso", non possa giungersi a una validazione causale tra gli eventi.

Pur con la prudenza suggerita dalla complessità del tema, reputa questo giudice che tali riflessioni possano essere condivise.

Alla stregua di criteri di probabilità scientifica individuati dal CTU in maniera che non appare illogica o superficiale, non vi sono sufficienti elementi per ritenere che il danno in questione sia conseguenza inevitabile o comunque altamente probabile e verosimile della condotta.

Coerenti rispetto all'indagine affrontata appaiono del resto alcuni rilievi del consulente di parte convenuta.

Nelle relative osservazioni si pone evidenza, sul piano valutativo dell'efficienza causale, il passaggio del tempo tra il "secondo intervento" e il pregiudizio.

Tale fattore, menzionato anche dal CTU ("la complicanza sia stata tardiva ..."), presenta invero una sua attendibilità e nell'ambito di una ricognizione critica di ogni dato emergente rileva che nulla in tal senso viene specificamente dedotto in chiave opposta.

L'incidenza di altri determinanti causali dovuta alle condizioni precedenti all'intervento e motivatamente introdotta dalla convenuta rappresenta poi un ulteriore elemento che induce a valorizzare le conclusioni del CTU, non profilandosi obiettivamente circostanze da cui inferire una diversa ipotesi.

Anche in materia civile, d'altronde, sebbene il convincimento del giudice non sia normativamente limitato dalla regola probatoria dell'oltre il ragionevole dubbio, nondimeno la soluzione derivante dal criterio di probabilità prevalente deve ricevere, rispetto all'altra ipotesi che si pone, il supporto logico relativamente maggiore sulla base degli elementi di prova nel complessivo disponibili.

Un tale presupposto non è tuttavia verificabile, traendosi per contro con prevalente determinatezza la conclusione dell'irrilevanza eziologica dell'inesatto adempimento.

La domanda va pertanto rigettata.

Spese di lite e di CTU

Come noto la materia delle spese è regolata dal principio di causalità, in base al quale le stesse sono poste a carico alla parte che ha dato causa alla lite proponendo una domanda infondata o resistendo a una richiesta fondata.

Nella specie la parte soccombente va quindi individuata nell'attrice.

Reputa tuttavia questo giudice la regola di cui all'art. 91, comma 1, c.p.c. possa essere derogata: se sul piano dell'opzione decisoria occorre attenersi alla regola di giudizio conseguente alla distribuzione degli oneri probatori e ai consequenziali processi interpretativi, la particolarità della vicenda induce a valorizzare la buona fede della proponente.

Merita al proposito considerare proprio il dato di fatto (pacifico) rappresentato dal primo errore materiale, che di per sé può aver alimentato nella paziente la convinzione di aver ricevuto un danno ingiusto, come tale risarcibile.

La compensazione delle spese appare dunque esito coerente con l'odierna vicenda processuale.

Gli esborsi per la consulenza tecnica d'ufficio possono essere definitivamente liquidati in euro 800 + IVA, compreso il fondo spese di cui all'udienza di data 06.05.2009, somma che per le medesime ragioni di cui sopra si ritiene di poter porre a carico delle parti in solido tra loro (quindi con ripartizione interna al 50%).

P.Q.M.

P.Q.M.

Il Tribunale di Udine, sezione distaccata di Palmanova, definitivamente pronunciando nella causa recante RG .../2008, ogni altra istanza disattesa:

- rigetta la domanda di parte attrice;

- compensa per intero tra le parti le spese di lite;

- pone le spese inerenti alla consulenza tecnica d'ufficio ... a carico delle parti in solido tra loro.

IL GIUDICE

(dr. Andrea Fraioli)