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Tribunale Monza 23.5.2011

Autorità:  Tribunale  Monza
Data:  23 maggio 2011

Classificazione

RESPONSABILITA' CIVILE (EXTRACONTRATTUALE, alias AQUILIANA) - Professionisti medici e paramedici


 
                          REPUBBLICA ITALIANA                                   
                      IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                               
Il  Giudice  Istruttore del Tribunale di Monza, sezione distaccata di Desio,    
dr. Antonio Lombardi, ha pronunciato la seguente                                
                   SENTENZA                                                     
nella  causa  iscritta  al  n. 1757/2008 R.G.A.C., avente ad oggetto:           
condanna al risarcimento del danno;                                             
                   TRA                                                          
M.N.G.,  elett.  dom.  in Monza via Z., presso lo studio dell'avv. Michele Erba,
dal medesimo e dagli avv.ti Massimo Giordano e Nicola Brenna  rappresentato e   
difeso come da procura a margine dell'atto di citazione;             - ATTORE - 
                    E                                                           
AZIENDA  OSPEDALIERA  SAN  GERARDO  -  GESTIONE LIQUIDATORIA - in persona  del  
Direttore  Generale  e  Liquidatore pro tempore, elett. dom.  in  Desio alla via
S.P., presso lo studio dell'avv. Gabriele Tossani,  dal medesimo rappresentata e
difesa giusta procura in calce alla copia notificata dell'atto di citazione; - CONVENUTA - 
                    E                                                           
FONDIARIA SAI s.p.a., MILANO ASSICURAZIONI s.p.a., COMPAGNIA ASSICURATRICE UNIPOL
s.p.a., INA ASSITALIA s.p.a., ASSICURAZIONI GENERALI s.p.a., MEDIOLANUM ASSICURAZIONI
s.p.a., TORO ASSICURAZIONI s.p.a., in qualità di coassicuratrici ed in persona 
dei legali rappresentanti  pro  tempore, elett. dom. in Milano VIA H., presso lo
studio  dell'avv.  Luca Marco Todeschini, giusta delega in calce alla copia     
notificata dell'atto di citazione;                                              
TERZE CHIAMATE - ALLIANZ  s.p.a.  e  ITALIANA  ASSICURAZIONI s.p.a., in qualità
di coassicuratrici ed in persona dei legali rappresentanti pro tempore          
TERZE CHIAMATE CONTUMACI - CONCLUSIONI Sono  state  rassegnate  all'udienza  del
03/02/2011, il cui verbale abbiasi qui integralmente riportato e trascritto.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda attorea appare infondata e, pertanto, deve essere respinta.

Assume M.N.G. di essere stato sottoposto, nell'anno 1985, presso l'Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo, ad intervento di orchiectomia sinistra per seminoma, con cicli di radioterapia, di aver sviluppato nel corso del 1995 difficoltà di deambulazione, e problemi alla muscolatura degli arti inferiori, eziologicamente ricollegabili alla non corretta esecuzione della terapia radiante, eseguita in assenza di prestazione di consenso informato.

Premesso, in punto di diritto, che in tema di responsabilità civile nell'attività nell'attività medico-chirurgica, il paziente che agisce in giudizio deducendo l'inesatto adempimento dell'obbligazione sanitaria deve fornire prova del contratto e/o del cd contatto sociale ed allegare l'inadempimento del professionista, che consiste nell'aggravamento della situazione patologica del paziente o nell'insorgenza di nuove patologie per effetto dell'intervento, restando a carico dell'obbligato (sia esso il sanitario o la struttura) la prova dell'assenza di colpa, cioè che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile (Trib. Latina, sez. II, 3 agosto 2010, Trib. Arezzo, 10 febbraio 2010) deve escludersi, nel caso di specie, in relazione alle concrete risultanze e circostanze del caso concreto, la ravvisabilità di giuridica responsabilità a carico della convenuta.

Da un lato, difatti, la domanda dell'attore si presenta carente sotto il profilo delle allegazioni, posto che l'onere di allegazione a carico del medesimo, in relazione all'inadempimento del professionista o della struttura si estende all'indicazione, sia pure in via generica ed atecnica, dei profili concreti di colpa medica posti a fondamento della proposta azione risarcitoria (Trib. Latina, sez. II, 3 agosto 2010, Trib. Arezzo, 10 febbraio 2010), osservandosi che, nel caso di specie, l'attore si è limitato ad evidenziare le problematiche insorte, per altro a distanza di molto tempo dalla esecuzione delle terapia radiologica, qualificando il quadro clinico come compatibile con lesioni iatrogene post terapia radiante (cfr. perizia doc. 14 fascicolo parte attrice), senza tuttavia evidenziare gli elementi essenziali della colpa medica, ovvero l'insussistenza di indicazione clinica della terapia o l'imperita esecuzione della medesima.

A ciò deve aggiungersi che la perizia esperita in corso di causa ha messo in luce risultanze che, sia pure in termini di insufficienza di prova e con profili dubitativi, evidenziano l'insussistenza di malpractice nel caso di specie.

Osserva, difatti, il CTU, come a carico del M. si sia sviluppata, a partire dal 1995, una malattia del 2 motoneurone post attinica ad insorgenza tardiva, astrattamente compatibile, secondo la letteratura medica, con il trattamento telecobaltoterapico eseguito nel 1985 al fine di scongiurare rischi di recrudescenze del seminoma al testicolo sinistro con metastasi a livello dei linfonodi lombo aortici.

Conclude, tuttavia, il consulente, da un lato per la sussistenza di certe indicazioni terapeutiche, rappresentando all'epoca l'aggressione radioterapica della massa il trattamento postoperatorio elettivo e, dall'altro, per l'insussistenza di prova di malpractice medica, essendo l'intervento eseguito correttamente direzionando l'azione del raggio in sede di regione lombo aortica e poi, a scopo profilattico, in sede mediastinica e sovraclaveare, non potendosi ragionevolmente evitare, in considerazione della tipologia della terapia e dello sviluppo della tecnologia dell'epoca (25 anni fa), che il raggio andasse ad investire zone circostanti, tra cui il tratto lombare del midollo spinale, da cui è originata la patologia secondaria.

Evidenzia, inoltre, l'attore, che la terapia sarebbe stata eseguita senza adeguata informativa al paziente, dovendosi per ciò stesso, anche nell'eventuale assenza di accertamento della responsabilità per colpa medica, accogliersi la domanda risarcitoria, come precisato dalla giurisprudenza (cfr. ad es. Trib. Venezia 4 ottobre 2004).

Orbene, si osserva sul punto come ogni valutazione in ordine all'applicabilità dell'assunto giurisprudenziale debba tener conto, da un lato, dello stato della prassi medica, della legislazione sanitaria e correlativamente della giurisprudenza all'epoca della esecuzione della terapia (1985) e, dall'altro, dei principi generali in tema di ripartizione dell'onere probatorio.

L'ordinamento giuridico italiano, difatti, ha introdotto l'obbligo della prestazione del consenso informato soltanto con la legge del 28 marzo 2001, n. 145, che ha ratificato la Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, stipulata a Oviedo il 4 aprile 1997, e soltanto da questo momento in poi si è sviluppata la prassi di predisporre moduli cartacei da sottoporre al paziente per la prestazione del consenso informato.

In assenza di prestazione di consenso scritto, pertanto, grava sull'attore l'onere di provare che il trattamento terapeutico sarebbe stato eseguito in assenza di indicazione in tal senso o senza la preventiva enunciazione, compatibilmente con la capacità conoscitiva del paziente, delle finalità del trattamento e dei possibili rischi conosciuti e complicanze dello stesso. L'attore, tuttavia, non ha articolato alcuna prova in tal senso, limitandosi a chiedere, in sede di memoria ex art. 183 VI comma c.p.c. n 2, una CTU per la valutazione dei profili della colpa medica e delle conseguenze.

Anche sotto tale profilo, pertanto, la domanda deve essere rigettata.

La complessità della questione, la presenza di aspetti tecnici e di valutazioni controverse e dubitative inducono a derogare al principio della ripartizione delle spese di lite secondo soccombenza, disponendo l'integrale compensazione delle spese di lite tra tutte le parti, e la definitiva ripartizione tra le medesime degli oneri di CTU.

P.Q.M.

P.Q.M.

Il Giudice, definitivamente pronunziando sulle domande proposte da G.N.M. ogni diversa domanda ed istanza disattesa e respinta, così provvede:

respinge la domanda di G.N.M., perché infondata in fatto ed in diritto;

dispone l'integrale compensazione tra le parti delle spese di lite e la definitiva sopportazione, nella misura di un terzo per ciascuna parte processuale, degli oneri della CTU.

Desio, 23/05/2011