Home » Real Estate » Malasanità e Risarcimento » Tribunale Bari 21.1.2011

Tribunale Bari 21.1.2011

Autorità:  Tribunale  Bari  sez. III
Data:  21 gennaio 2011
Numero:  n. 273

OBBLIGAZIONI E CONTRATTI - Inadempimento responsabilita' del debitore

                              REPUBBLICA ITALIANA
                          IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
                            TRIBUNALE CIVILE DI BARI
                                 TERZA SEZIONE
Il  Giudice  Dott. Maria Teresa Romita, in funzione di Giudice Unico,
ha emesso la seguente
                                 SENTENZA
Nella  causa civile iscritta sul Ruolo Generale Affari Contenziosi al
nr. 5522/2001
                                      TRA
R.A.
                                                                     - ATTRICE -
                                     CONTRO
V. E.
                                                                     - CONVENUTO
                                     NONCHH
AZIENDA  OSPEDALIERA  OSPEDALE  POLICLINICO  CONSORZIALE  DI  BARI in
persona del suo legale rappresentante p.t.,
                                                                   - CONVENUTA -
                                       E
COMPAGNIA  ASSICURATRICE  NUOVA  TIRRENA S.P.A., R.A.S. ASSICURAZIONI
S.P.A.,    LA    NAZIONALE   ASSICURAZIONI  S.P.A,,  ASSITALIA  -  LE
ASSICURAZIONI    D'ITALIA,  L'AXA  ASSICURAZIONI  S.P.A.,  L'ITALIANA
ASSICURAZIONI   S.P.A.,  REALE  MUTUA  DI  ASSICURAZIONI  S.P.A.,  in
persona dei legali rappresentanti p.t.,
rappresenta e difende.
                                                     - TERZE CHIAMATE IN CAUSA -
                                     NONCHH
UNIPOL S.P.A. E DUOMO S.P.A.
                                           - TERZE CHIAMATE IN CAUSA CONTUMACI -
All'udienza    del  16-7-2009,  la  causa  veniva  riservata  per  la
decisione  sulle  conclusioni  formulate  dai procuratori delle parti
nell'udienza  medesima,  e  che  qui  si  abbiano  per  integralmente
trascritte.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con atto notificato il 26 ottobre 2001 R. A. citava in giudizio dinanzi al Tribunale di Bari V. E. per sentire accertare la responsabilità del convenuto per i danni derivati all'istante in conseguenza delle complicanze e degli esiti pregiudizievoli verificatisi in dipendenza dell'intervento operatorio eseguito dal dott.V., chirurgo plastico, consistenti in esiti disestetici da lesioni cicatriziali dell'arto superiore sinistro. Chiedeva l'attrice la condanna del convenuto al pagamento di lire l50.000.000 somma comprensiva di danno morale, danno da vita di relazione, danno professionale e danno biologico. Resisteva alla domanda il V. chiedendone il rigetto e in via subordinata chiedeva di chiamare in causa l'Azienda ospedaliera Policlinico Consorziale di Bari.

Quest'ultima si costituiva, contestava la domanda attorea e chiedeva di chiamare in causa le compagnie assicuratrici garanti della responsabilità civile in forza della polizza.

Si costituivano le terze chiamate: la Compagnia Assicuratrice Nuova Tirrena spa,la Unipol spa, la R.A.S. Assicurazioni spa, la Nazionale Assicurazioni spa, l'Assitalia-Le Assicurazioni d'Italia, l'Axa Assicurazioni spa, l'Italiana Assicurazioni spa, la Reale mutua di Assicurazioni spa, chiedendo il rigetto della domanda.

La domanda attorea è infondata e va rigettata.

Va innanzitutto premesso che la Corte di Cassazione ha costantemente inquadrato la responsabilità dell'ente ospedaliero nella responsabilità contrattuale, sul rilievo che l'accettazione del paziente in ospedale ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto (Cass. n. 2042/2005,Cass. n. 11316/2003;Cass. n. 11001/2003;) così come ha affermato il principio per cui anche l'obbligazione del medico dipendente dell'ente ospedaliero nei confronti del paziente, ancorché non fondata sul contratto, ma sul "contatto sociale" ha natura contrattuale (Cass.n.9085/2006; Cass.n.10297/2004; Cass.n.589/1999).

Ciò detto, la responsabilità dell'ente ospedaliero può conseguire, a norma dell'art.1218 c.c. all'inadempimento di quelle obbligazioni che sono direttamente a carico dell'ente debitore, così come può conseguire, a norma dell'art.1228 c.c., all'inadempimento della prestazione medico professionale svolta direttamente dal sanitario, che assume la veste di ausiliario necessario del debitore:in quest'ultima ipotesi il fondamento della responsabilità dell'ente ospedaliero e del medico dipendente si rinviene, per entrambe, nell'esecuzione non diligente o errata della prestazione sanitaria da parte del medico, alla stregua delle norme dettate dagli artt.1176, secondo comma e 2236 c.c. che regolano l'attività del medico nell'ambito del contratto di prestazione d'opera professionale.

I criteri quindi in base ai quali valutare la diligenza e la correttezza della esecuzione della obbligazione inerente all'esercizio dell'attività professionale obbligazione di mezzo e non di risultato in quanto il professionista, assumendo l'incarico, si impegna alla prestazione della propria opera per raggiungere il risultato desiderato, ma non al suo conseguimento sono quello della diligenza del buon professionista (art.1176 c.c., comma 2) con riguardo alla natura dell'attività prestata, diligenza che, nel caso di attività sanitaria, comporta il rispetto e la attuazione di tutte le regole, anche tecniche, e gli accorgimenti che nel loro insieme costituiscono la conoscenza della professione medica, mentre quando la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà opera la successiva norma dell'art.2236 c.c., la quale delimita solo in relazione alla perizia e con esclusione della imprudenza e della negligenza (Cass.n.5945/2000; Cass.n. 11440/1997) la responsabilità professionale al dolo o alla colpa grave.

Ne deriva che gli artt.1176 e 2236 c.c. esprimono l'unitario concetto secondo cui il grado di diligenza deve essere valutato con riguardo alla difficoltà della prestazione resa. E la colpa è inosservanza della diligenza richiesta (Cass.n.10297/2004). In tema di onere della prova con particolare riferimento alla colpa .medica la Suprema Corte (Cass.n.10297/2004) ha affermato, sulla base del principio enunciato in termini generali in materia di onere della prova dell'inadempimento e dell'inesatto adempimento dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 13533/2001, che "...il paziente che agisce in giudizio deducendo l'inesatto adempimento dell'obbligazione sanitaria deve provare l'esistenza del contratto e l'aggravamento della situazione patologica o l'insorgenza di nuove patologie per effetto dell'intervento, restando a carico del sanitario e dell'ente ospedaliero la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti peggiorativi siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile" (Cass. sez. unite n.13533/2001; vd.anche Cass.n.975/2009).

Quanto poi alla distinzione tra prestazione di facile esecuzione e prestazione implicante la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, la suddetta sentenza ha affermato che tale distinzione "non rileva dunque più quale criterio di distribuzione dell'onere della prova, ma dovrà. essere apprezzata per la valutazione del grado di diligenza e del corrispondente grado di colpa, restando comunque a carico del sanitario la prova che la prestazione era di particolare difficoltà".

Alla stregua di tali principi di diritto va quindi esaminata la domanda risarcitoria proposta dalla R. nei confronti del V.

Dall'istruttoria espletata, ed in particolare dalle risultanze della c.t.u. del dott.G. V. non è emerso che l'aggravamento della situazione patologica o l'insorgenza della nuova patologia sia stato l'effetto dell'intervento eseguito dal dott.V. presso l'Azienda Ospedaliera Ospedale Policlinico Consorziale di Bari.

Infatti evidenzia il ctu nella relazione depositata in data 05..05.03 che da quanto rilevato dalle carte cliniche e dalla visita effettuata dal consulente stesso emerge che la R. all'età di circa due anni si ustionò accidentalmente in casa propria. con dell'acqua bollente al braccio sinistro, all'avambraccio omolaterale, nonché all'addome, da cui derivavano delle cicatrici da ustione.

Il 2.11.1998 la R. venne sottoposta ad intervento di chirurgia plastica ricostruttiva dal dott.C. e, in data 17.3.99 fu sottoposta dal dott.V. ad intervento chirurgico di "asportazione del tessuto cicatriziale e riparo con la cute espansa; sutura intradermica" e dimessasi volontariamentei contro il parere dei sanitari con diagnosi di "esiti cicatriziali da ustione all'arto superiore sinistro in trattamento con skin-espander".

Il ctu sulla base di tali dati ha rilevato, in primis, che i due interventi chirurgici cui si sottopose l'attrice, furono di "chirurgia plastica ricostruttica" e non di "chirurgia estetica" e che, nel caso di specie è stato eseguito intervento di "skin espander sottocutaneo", tecnica operatoria moderna e universalmente usata in casi con indicazioni analoghe, utilizzata in due diverse e distinte fasi operatorie. Ha evidenziato il ctu che né nel primo né nel secondo intervento vi furono complicanze tipo infezioni, ematomi, deiscenza delle suture, pertanto il consulente ha concluso affermando senza alcun dubbio che i due interventi di chirurgia plastica e ricostruttiva furono eseguiti "con diligenza, perizia e professionalità".

In particolare il ctu precisa che la sutura intradermica relativa al secondo intervento eseguito da parte del dott.V. presuppone maggiore impegno e diligenza e di più difficile esecuzione "infatti la sutura è eseguita in maniera continua, non a punti staccati, lungo la soluzione di continuità dei tessuti cutanei, favorente, pertanto, un miglior risultato estetico della successiva cicatrice cutanea" (vd.pag.9 della relazione).

L'unica complicanza verificatasi fu che la zona di sutura fra il lembo di cutaneo espanso e la cute vicina sviluppò gradualmente nel tempo una - cicatrice ipertrofico-cheloidea cordoniforme, tuttavia tale esito cicatriziale anche se connesso e secondario ai due interventi è ritentuto dal c.t.u. indipendente dagli stessi perché dovuto ad un disturbo biologico dei processi di cicatrizzazione della pz che sviluppò così un nuovo cheloide, come dimostrato dalla maggiore lunghezza dell'attuale cicatrice rispetto alla precedente.

Tale cicatrizzazione. anomala e patologica non poteva quindi essere prevedibile e non è imputabile al chirurgo plastico dott.V. ed all'intervento da questi eseguito.

La domanda va quindi rigettata.

In considerazione della particolarità della questione trattata e della obiettiva opinabilità della questione tecnica oggetto del presente giudizio, ricorrono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese del giudizio, comprese quelle di ctu da porre a carico dell'attrice e del convenuto in parti uguali.

P.Q.M.

P.Q.M.

Il Giudice Unico definitivamente pronunziando sulla domanda proposta da R. A. nei confronti di V. E. con atto notificato il 26 ottobre 2001 nonché sulla domanda proposta dal V. nei confronti dell'Azienda Ospedaliera ospedale Policlinico Consorziale di Bari e sulla domanda di manleva proposta dall'Azienda Ospedaliera nei confronti della Compagnia Assicuratrice Nuova Tirrena spa, Unipol spa, R.A.S. Assicurazioni spa, la Nazionale Assicurazioni spa, Assitalia-Le Assicurazioni d'Italia, l'Axa Assicurazioni spa, l'Italiana Assicurazioni spa, Reale Mutua di Assicurazioni spa; così provvede: -rigetta la domanda;

-compensa integralmente tra tutte le parti le, spese del giudizio;

-pone le spese di ctu per metà. a carico di attrice e convenuto.

Bari, 31.12.2010

Giudice Maria Teresa Romita